The Shape of Water, Professor Marston and the Wonder Women, Dunkirk

 

The Shape of Water è la sagra del banale travestita da sagra dell’eteroclito. È come ti aspetti che sia. Senza complessità problematiche. È un consolatorio rifugio nell’iperuranio, lascia la coscienza a posto e passa come l’acqua, non durasse tanto la seconda ora.

L’eroina Elisa è muta (le hanno tagliato le corde vocali), orfana e trovatella, fa la donna delle pulizie, ma è di buon animo, simpatica e determinata come te la immagini, (neanche un po’ stronza, senza rancori e sentimenti di rivalsa: non si può che parteggiare per lei senza riserve).

Veste rifugiandosi nel vintage. Il costumista Luis Sequeira l’ha pensata come una tipa che compra nei negozi dell’usato. Il film è ambientato nel 1962, ma i suoi vestiti sono ancora un po’ anni ’50. Cerchio per i capelli, collettini rotondi da collegiale, spille con farfalle su giacche e cappottini, golfini e mossette simpaticamente goffe. Il tailleur vagamente verde oliva, vagamente anni ’40 con cui esce di casa in una delle scene iniziali, non sarebbe male, ma le cade addosso: se no, non farebbe sfigata; se no, romperebbe la mestizia dell’insieme.

Anche così si beccherà molestie sul lavoro: il capo è un ultracattivone senza appello.   Anche così troverà uno scontato-strano principe azzurro, incarnazione anfibia delle sue fantasie masturbatorie acquatiche. Il paio di scarpe che lei lucida con amore, il paio di décolleté rosse che la “tantalizzano” dalla vetrina di un negozio, ne fanno una feticista delle scarpe. E ben venga! (Ma perché quello sguardo, quell’aria da cenerentola-piccola fiammiferaia?).

Il giorno dopo che la nostra pulzella ha fatto sesso con il suo drago annacquato, cerchietto per i capelli, golfino, cappottino e borsetta diventano rossi. Ha comprato quelle décolleté rosse che non toglierà neanche durante le ore di lavoro. Qui per mostrare al mondo tutta la sua gioia da il primato all’estetica invece che al buon senso e ha davvero tutta la mia approvazione.

La tavolozza dei colori è la cosa più interessante. C’è il rosso usato a macchie occasionali ad indicare il desiderio, la violenza, l’amore e il cinema. I colori freddi del blu-ciano, quelli caldi ambra-giallo e i verdi creano un gioco di contrasti e amalgami tra costumi, ambienti e mondi. Darei l’Oscar alle uniformi da lavoro di Elisa e della collega Zelda, e a quel blu-verde-petrolio luminoso ma opaco. Previsione: di Oscar ne vincerà eccome! Mette tutti d’accordo e piace a tutti. Ma inneggiare al capolavoro significa che siamo in un asilo per l’infanzia.

Prendete una favola Disney, aggiungete un paio di dita mozzate, un gatto divorato vivo, un secchio di sangue e avrete The Shape of Water.

Ho visto un altro film che tratta di personaggi e rapporti eccentrici, Professor Marston and The Wonder Women. La storia ha una base reale che trae spunto dalla vita del professor William Moulton Marston, psicologo, inventore della macchina della verità e creatore di Wonder Woman.

Tra gli anni ’20 e gli anni ’40 visse un poliamore assieme alla moglie Elizabeth Holloway Marston e all’assistente Olive Byrne, spacciata all’esterno come loro governante. Ebbe figli dall’una e dall’altra. Vissero tutti insieme fino alla morte di lui. Le due donne fino alla morte di Olive.

La teoria DISC, la macchina della verità, le loro vite segrete, i rapporti sessuali a tre con travestimenti, boundage, giochi di ruolo, faranno da spunto alla nascita del fumetto Wonder Woman.
Non sappiamo come siano realmente andate le dinamiche tra i tre e cosa abbiano dovuto subire dal mondo esterno; nel film non si sfocia mai nel dramma.

La costumista Donna Maloney ha utilizzato tutti capi originali dell’epoca. Una camicetta indossata da Olive in una scena dentro un nightclub, ad un certo punto delle riprese ha dovuto essere “rincollata” essendosi letteralmente spaccata in due. Ma il costume boundage-burlesque che Olive indossa nella scena centrale del film é la trovata piú fantasmagorica della Maloney. Un body in pelle colorata stretto e modellato da fasce e spantex fino a farlo sembrare un corsetto. Sul petto un accenno di ali metalliche che richiamano quelle di aquila sul costume della Wonder Woman del fumetto. Ecco, la visione di Olive vestita così, che appare ai coniugi Marston e a noi spettatori, vale tutto il film.

 

Professor Marston and The Wonder Women
Charles Guyette, il G-string King (Re del perizoma), padrino dell’arte fetish americana compare per la prima volta sul grande schermo nel film Professor Marston and The Wonder Women come costumista di Olive Byrne. https://fethistory.blogspot.it/p/charles-guyette-in-film-professor.html

Altro film e questo sicuramente da vedere al cinema é Dunkirk. Storia vera, anno 1942: l’ossimoro di una gloriosa ritirata. Costruito come un perfetto congegno ad orologeria, incastrando tre piani temporali: una settimana, un giorno, un ora, con tre ambienti terra, acqua, aria. Spero che l’Oscar lo diano almeno alla colonna sonora.

Qui il costumista Jeffrey Kurland non ha potuto lavorare come la Maloney dato che le divise militari dell’epoca che restano sono ormai a brandelli. Brandelli che è andato comunque a vedere e toccare per sentirne la trama e il peso. Tutto il resto è stato un lavoro di ricerca, di documentazione che gli ha permesso di ricreare i modelli che poi sono stati prodotti in fabbriche pachistane e polacche.

Le divise sono tutte uguali. Per distinguere i vari personaggi, ha identificato Alex come quello con la giacca slacciata, Tommy quello con il cappotto, Gibson quello con la giacca troppo stretta perché non è la sua.

Kurland ha curato minimi dettagli che magari nessuno noterà mai, come il numero delle cuciture sul retro del giubbotto e la zip di un certo tipo sui guanti dell’aviatore. La zip fu cambiata tra il 1939 o ’40, ma il costumista ha deciso di far indossare al pilota guanti del 1938.
Si è detto “tanto questa giacca la devo fare, perché non farla più realistica possibile?”.

Gli abiti dei civili sono più anni ’30 che ’40, dato che le persone comuni non compravano certo molti vestiti durante la guerra.

Con i civili inoltre ha potuto lavorare sui colori: i rossi, i gialli, i verdi; e sui diversi capi indossati: maglioni e gilet. I colori contrastando col cielo e col mare diventano SIMBOLI DELLA SPERANZA ALL’ORIZZONTE. Il lavoro a maglieria è stato tutto prodotto dalla signora Jane Whatley nel suo cottage del Surrey.

L’unico pezzo originale è la giacca che indossa il soldato “traumatizzato”, impersonato da Cililan Murphy. La giacca è in stile Norfolk , del 1935, rimessa a posto e rattoppata sui gomiti.

I nemici compaiono alla fine solo come siluette, ma immediatamente riconoscibili dalla forma dell’elmetto.

Il film e i giubbetti della RAF sono due gioielli.

E rifugiamoci un po’ nel vintage:

 

OUTFIT 1
Cardigan: Jenny Cardigan Petrol, vivienofholloway.com; gonna: Pencil Skirt Check Black, vivienofholloway.com; scarpe: Scratchin’ Circles Peep Toe Heel, modcloth.com; occhiali: Christian Dior Cat-Eye Sunglasses, pushpr.co.uk; borsa: Kelly bag in fuchsia/candy pink, brandspankingvintage.com; trucchi: 1946 – Red Velvet Lipstick e 1938 – Crimson Cream Rouge, besamecosmetics.com

 

 

OUTFIT 2
Camicetta: Polka Dot Top Black Beige, greenofgrey.com; shorts: Sailor Short Black, greenofgrey.com; scarpe: Ruby Shoo Statement Arrangement Mary Jane Heel in Noir, modcloth.com; occhiali: Vintage Cat 50s Sunglasses, House Of Sunglasses; mascara: 1920 – Black Cake Mascara, besamecosmetics.com; borsa: Tiffany Patent Handbag Classic black vivienofholloway.com

 

What Katie Did
Knickers Maitresse Nouveau L2121 whatkatiedid.com

 

What Katie Did
L6036 CC09 bra, whatkatiedid.com

 

https://clothesonfilm.com/dunkirk-interview-with-costume-designer-jeffrey-kurland/36417/

http://fangirlish.com/professor-marston-wonder-women/

https://vintagedancer.com/

 

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