Less is More

La fenomenologia di coloro che si vestono sempre allo stesso modo è variegata e include casi che, a parte l’avere in comune la serialità della tenuta, spaziano da Mark Elliot Zuckerberg a Oscar Giannino.

La sfilza di magliette grigie (di qualità altissima), felpe con il cappuccio, jeans e sneaker di Zuckerberg rientrano nella categoria: “non mi curo dei vestiti, sono frivolezze da damerini sfaccendati. Non ho tempo da sprecare”. Un look anonimo, grigio distaccato, ascetico. Alcune felpe col cappuccio sono quasi monacali e Yoda-style. Un look da uno dei tanti, pratico, veloce, performante, robotico. Qualche strappo al look monomaniacale se lo concede rarissimamente. In vacanza è stato fotografato in bermuda e ciabatte (con i quali riesce a risultare ancora più torsone del solito). La giacca e la cravatta sono per le grandi occasioni della vita: per l’incontro con il Papa, per la nascita dei piccoli Zuckerberg e per la deposizione davanti al Congresso Americano (con il viso da scolaretto tutto contrito). Non potrà certo addurre a sua scusante l’essere stato occupato a scegliersi il guardaroba, quando Cambridge Analytica spiava i nostri diari e rivendeva i fatti nostri.

 

Zuckerberg Tshirt
La maglietta grigia di Zuckerberg viene realizzata dall’imprenditore e stilista Brunello Cucinelli nella mia regione culla, l’Umbria

 

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A Zuckerberg  va accostato come un pisello (padre) nello stesso baccello, Steve Jobs. Capostipite dell’invarianza di sneaker New Balance 991, jeans Levis 501 ai quali abbinava il dolcevita nero realizzato dallo stilista giapponese Issey Miyake. Non pago di essersi liberato dello stress da decisione vestiaria pare avesse tentato di far adottare un look minimalista ai suoi dipendenti, senza successo.

 

In questa categoria rientra in qualche modo anche Sergio Marchionne, un uomo talmente impegnato a mandare avanti la baracca, da non poter indossare altro che identici, “tetri maglioncini” (definizione di Alessandro Sallusti). Per inciso gli stessi maglioncini sarebbero meno tetri addosso a Tom Hardy.

 

Che Einstein avesse l’armadio stipato di vestiti clone è una stronzata. Ebbe quasi sempre un look elegante, quasi da dandy. In seguito si buttò su abbinamenti menefreghisti ed imprevedibili, da pernacchia al norm-code; come lo stile-nonstile dei suoi capelli in espansione come l’universo.

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Packaging Menlo Cossack Jacket
Nel 2018 la Levi’s ha creato un’edizione limitata di 500 capi della stessa giacca indossata da Einstein nella foto scattata da Lotte Jacobi nel 1938. All’interno del packaging sono state inserite essenze di tabacco per pipa che riproducono l’odore di tabacco ancora conservato dalla giacca originale. levi.com/US/en_US/blog/article/levis-menlow-cossak-jacket/

 

Einstein in ciabatatte
Ogni tanto prendetevela comoda

 

Tra i seriali c’è anche un art director di una grande agenzia pubblicitaria newyorkese Matilda Kahl: sneaker, pantaloni neri skinny, camicetta di seta bianca con cordoncino-fiocchetto in pelle nera come cravatta (poteva sceglierselo meglio il tocco di distinzione, visto tutto il tempo che aveva intenzione di tenerlo in circolazione). Questa tenuta l’ha, infatti, indossata a lavoro per tre anni di fila affinché non una goccia di creatività andasse perduta in quisquiglie e il controllo fosse sempre mantenuto. Fossi stata lei, la mattina della terza settimana avrei incenerito tutti quei pantaloni e quelle camicie a causa di una crisi di rigetto.

 

I ragionamenti dei seriali non sono totalmente sballati. Tuttavia non sono persone che  fanno il medico in un ospedale, il poliziotto o il militare. Non hanno bisogno di una spersonalizzazione perché il ruolo svolto passa sopra a tutto per forza di cose. Si tratta di tenute inventate da loro per risparmiare tempo ed energie sicuramente, ma anche per proclamare un grado di riconoscibilità unica, da personaggio dei cartoni animati. Per farsi riconoscere una volta e per sempre come un BRAND, più che per sparire.

 

In tal senso, la vistosità pop dannunziana delle tenute di Oscar Giannino (♥) ha la stessa funzione delle maglie grigie, del dolcevita nero, dei tetri maglioncini e delle camicette bianche. Quando dismette cotanta ricercata vistosità Oscar arriva al polo opposto della trasandatezza assoluta, come un eroinomane disintossicato (anche liberato dal fardello di qualche balla?).

 

Oscar Giannino
Oscar Giannino

 

Una sotto categoria (o sopra categoria, secondo i punti di vista) dei troppo affaccendati per darsi pensiero di questioni fru fru, è quella dei politici. Con i quali però le cose si fanno più interessanti. I presidenti sono istituzionali per definizione. Un uomo presidente veste in completo giacca e pantaloni, con camicia, cravatta e scarpe di cuoio classiche.

Neanche Donald, benché sui generis, sfugge al completo. Però…lo metto nella categoria “ho i dobloni per comprarmi mezzo mondo, ma vesto comunque a c…o di cane”. I suoi  completi hanno un so che di spiegazzato, hanno le gambe dei pantaloni larghe, svolazzanti, le maniche delle giacche che terminano dove vogliono loro, le cravatte rosso Ferrari, lurid blu o a strisce, sono interminabili, setosissime, mai ferme, permalose, gli si gettano dietro le spalle al minimo soffio. Per darsi una mano di vernice in più da vero working-man, basta aggiungere ogni tanto al tutto un cappello da baseball con il suo slogan. I capelli: no comment.

Obama. Un altro che dichiarava di indossare sempre gli stessi completi in tinte blu o grigie per non dover pensare al vestiario la mattina: “You’ll see I wear only gray or blue suits… I’m trying to pare down decisions. I don’t want to make decisions about what I’m eating or wearing. Because I have too many other decisions to make.” Completi ben tagliati, su un uomo di classe e dal bel fisico. Ma se sei seriale, seriale ti conviene restare. Quando nel 2014 si presentò per un discorso alla Casa Bianca con quello che è stato battezzato “tan suit” (completo marrone chiaro-beige) scoppiò uno scandalo di bon ton cromatico e si parlò di suitgate e yes, we tan. Personalmente non ho nulla contro il tan suit, a me piace. Magari un po’ troppo vacanziero-rivierasco per l’occasione, dato che durante quel discorso Obama parlò di cosucce quali guerra all’ ISIS, Ucraina, immigrazione e così via. A pensar male, se voleva distrarre l’attenzione delle masse dalle sue parole: missione compiuta.

E Silvio, predecessore spirituale di Donald (l’Italia sta sempre avanti, il mio sospetto che sia  un piccolo laboratorio per esperimenti si accresce di anno in anno). Talentuoso venditore dal sorrisone-ghigno, la cui serialità non si fermava all’abbigliamento, era molto italiano classico nel vestire, con i suoi doppiopetti Brioni blu navy e le spillette sul risvolto che traspiravano nell’insieme business e affidabilità. Per fare il presidente-operaio gli bastava aggiungere un caschetto anti infortunio; per i momenti più rilassati-casual mettersi un maglioncino, sempre nei toni blu, sulle spalle (vezzo prevalentemente di uomini di una certa età, in ogni caso vezzo pessimo). Ma la sua vera natura di crooner da navi da crociera, di italico play boy e di showman si rivelò nei suoi due più famosi exploit vestiari.  Nel 2004, quando ricevette Tony e Cherie Blair in Sardegna con bandana bianca e camicia sbottonata a mostrare il petto: della serie sono un pirata e non un signore. Tony Blair chiese alla moglie di posizionarsi fra lui e Berlusconi per non essere fotografato vicino a lui. Nel 2003, quando indossò un colbacco di pelliccia insieme all’amico Putin, suo gemello omozigote di cappello.

Per salire a certi livelli di spettacolo oggi bisogna rivolgersi al caso Kim Jong Un.

Anche io ho avuto periodi monomaniacali: il monocromatismo (total black look), il periodo in cui giravo 10 capi a rotazione durante il giorno e compravo solo vestiti per la sera, ecc. ecc. Ultimamente ho passato mesi vestendo con jeans, sneaker (cui sono state tagliate, annodate e “acconciate” le punta dei lacci per infilarle e sfilarle come ciabatte) e un piumino blu. Non certo per avere il tempo di elaborare una teoria scientifica unificata o indicibili sistemi filosofici, ma più prosaicamente per pigrizia. Dalla quale mi ha stanato la mia vicina di casa. Si è trasferita altrove e durante il trasloco ha effettuato un mega declutter che a sua volta ha forzato me ad un mini declutter, avendomi donato tutti i vestiti e le scarpe che mi piacevano e che lei non desiderava portarsi dietro. Prima di iniziare a buttar via le cose vecchie e mettere a posto le nuove arrivate, ho rimpianto di non essere una monaca buddista con kesa arancione, testa rasata e ciotolina per il riso. Durante il mio declutter ho oziato in giro per siti e blog che trattavano l’argomento. Alcuni elencavano una serie di cervellotiche regole, schemi e numeri da personalità anale ritentiva. La spesa era più che l’impresa: istruzioni più complicate del problema da risolvere.

Consigli:

1. Una cosa per volta

2. Dividi et impera

3. Non acquistare capi di abbigliamento quando sei alticcia

4. Less is more. La vicina aveva una quantità di vestiti spaventosa, una varietà di stili altrettanto spaventosa. Non so se, quando e come indosserò tutto quello che mi è stato regalato. Ci penserò, se vorrò, con calma, tanto ora il tutto è riposto e abbastanza ben ordinato (almeno per qualche mese). Con meno cose a disposizione è più difficile commettere boiate stilistiche, specie quando si va di fretta.

5. Assecondati nei periodi monomaniacali o less is more e poi stancati di assecondarti

 

 

 

 

 

OUTFIT
Look ispirato dalla tuta inventata da Thayaht (l’artista futurista italiano Ernesto Michahelles) nel 1919. Camicia: Milo Work Shirt, Stüssy, da http://www.junkyard.com/skjorta-milo-work; pantaloni: Milo Work Pant, Stussy, da theroombarcelona.com/product/stussy-milo-work-pants-sage-green/; pullover con collo a V in jersey di cotone: Lacoste; scarpe: Old Skool, Vans; occhiali da sole: Lacoste; borsa: Work_Out 3 Super Slim bag, Tucano

 

 

OUTFIT
T-shirt da lavoro: Milo Work Shirt, Stüssy, da http://www.junkyard.com/skjorta-milo-work; pantaloni: Milo Work Pant, Stussy, da theroombarcelona.com/product/stussy-milo-work-pants-sage-green/; felpa: con zip e cappuccio unisex Lacoste LIVE in cotone tinta unita; scarpe: scarpe Old Skool, Vans; occhiali da sole: L.12.12, Lacoste; borsa: Work_Out 3 Super Slim bag, Tucano

 

 

 

Bibliografia:

https://www.focus.it/comportamento/psicologia/13-persone-di-successo-che-vestono-sempre-uguale

https://www.trendandthecity.it/2017/07/18/la-famosa-maglietta-grigia-di-mark-zuckerberg-dove-comprarla-e-quanto-costa/

https://www.harpersbazaar.com/culture/features/a10441/why-i-wear-the-same-thing-to-work-everday/

http://www.bbc.com/culture/story/20131017-berlusconi-behind-the-bandana

https://trama-e-ordito.blogspot.it/2011/01/tuta-e-il-futurismo-diede-un-abito-agli.html

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