Il colore e il gesto

C’era una professoressa di musica che faceva ascoltare brani classici agli alunni. Davanti ad ognuno di loro c’era un foglio bianco e un astuccio di colori con i quali disegnare ciò che provavano durante l’ascolto. Free-style. Un giorno toccò al Rondò alla Turca di Mozart. L’esuberanza del ritmo costringeva i più a cambiare colori e linee in continuazione, cercando di seguire tutta quella effervescenza, chi attraverso astrattismi, chi attraverso figure, chi con il lettering. Un alunno, dopo qualche pensamento, afferra a mazzo tutti i pennarelli che riesce a tenere stretti tra le due mani, e muove su e giù a zig-zag il cilindro di colori sul foglio. Ammirazione! era arte gestuale. L’alunno, che non brillava in nessuna materia, era riuscito a tirar fuori con un semplice gesto quello che tutti sentivano.

Una vigilia di Natale un ragazzo si presenta alla cena della zia in tuta da ginnastica blu, senza chiamarsi Salvatore “Big Pussy” Bonpensiero. Sempre concentrato sul suo smartphone dalla cover blu abbinata alla tuta, strombazza i messaggi che sta scambiando durante il pasto con una tipa procace e appena inghiottito l’ultimo boccone di dolce saluta in fretta gli inorriditi commensali, per raggiungere la tipa in una città limitrofa. Voleva scioccare gli altri, del tipo, me ne frego io delle feste comandate: NO. Mostrare di essere pronto all’uso per la sua presunta performance sessuale: NI. Saper rompere le regole è un’arte a lui sconosciuta: SÌ.

Un matrimonio con tutti i crismi: moltissimi invitati, abito bianco e frac, chiesa. Anche qui uno in tuta da ginnastica (?!). Il gruppo dei creativi, il gruppo dei vestiti in nero (colore sempre più infiltrato negli sposalizi). Durante la messa, sulla piazza medievale, compare ai fumatori e a quelli che anticipano l’aperitivo al bar di fronte, una donna, alta, con un lunghissimo abito rosso commerciale, le spalle ampie e scoperte, la chioma ossigenata che svolazza mentre lei si regge il davanti dell’abito per non inciampare sul tacco, rosso, 12. É un fantasma che, in ritardo, sta cercando di inquadrare da che lato si trovi la chiesa. Una visione. Quando qualche curioso chiederà alla sposa chi sia la solitaria sconosciuta, la dama in rosso, l’anti-sposa, gli verrà risposto: “è la mia psicanalista.”

Rosso doveva essere anche  il vestito di Marylin Monroe nel film Niagara del 1953, diretto da Henry Hathaway. Con quel film il mondo intero si accorgerà di lei e non le staccherà più gli occhi di dosso. La costumista Dorothy Jeakins scelse infine per lo stesso vestito un colore rosa shocking, quasi fucsia. Mi è capitato di rivedere questo film da poco e devo dire che guardavo solo Marylin e gli abiti che indossa. Bluse, giacchine e gonne a matita fascianti, sandali con tacco allacciati  con cinturini che si avvolgono intorno alla caviglia. E quel vestito rosa iconico, indimenticabile, che accende tutta l’elettricità di Marylin; il dettaglio del taglio sotto al seno lo fa quasi sembrare composto da due pezzi distinti, lasciandole scoperto un piccolo triangolo di pelle. C’è una delle camminate più lunghe del cinema, quando Marylin esce dal tribunale ondeggiando leggermente asimmetrica, in quel modo tutto e solo suo. Indimenticabile anche il tailleur gonna nero, al quale Dorothy Jeakins, maestra nello scegliere e nell’abbinare i colori, accosta una sciarpa-foulard verde lime.

 

 

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Consiglio: abbinare abiti neri, o grigi o di colori neutri con qualche accessorio dai colori accesi e brillanti.

 

OUTFIT
Giacca: Hugo Boss; pantaloni: Hugo Boss; sandali: Sergio Levantesi; occhiali: Gucci; nastro da polso in seta: Gucci, portafoglio: Hogo Boss; rossetto: Love Goddess lipstick, MAC

 

 

 

OUTFIT
Blazer: Hogo Boss; gonna a tubino lunga: Hogo Boss; borsa: Hugo Boss; sandali: Asos; basco: Kangol; rossetto: Padma, mittai pink, (hot fucsia), MAC

 

 

Bibliografia

https://www.shrimptoncouture.com/blogs/curated/78442561-marilyn-s-niagara-style

http://www.glamamor.com/2011/11/cinema-style-file-marilyn-monroe-in.html

 

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