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Sto facendo binge watching con Un giorno in pretura. Avevo visto qualche pezzo di puntata. Avevo visto i video con Andrea Alongi. Su Rai Play mi sono vista le puntata che gli diedero un’involontaria fama virale, La retata dei vigili urbani, e Emmanuel Bonsu, uno studente troppo nero. La storia, del 2008, è quella di una squadra della Polizia Municipale di Parma cui mettergli il nome Nucleo Pronto Intervento ha fatto montare la testa ai suoi componenti, e da razzisti, beceri, impreparati, spinti da basse brame arrivistiche quali erano, hanno saccagnato e terrorizzato un ragazzo di colore di 22 anni durante una sgangherata operazione anti droga. In aula sono stati irrisi da tutti i testimoni: madri, signore di mezza età e ragazzini che sullo spaccio di droga e sulle tecniche per contrastarlo ne sapevano più di loro. Viene voglia di tatuare un IDIOTA indelebile sulla fronte di ogni componente di quella squadra. Durante il processo i Bonsu padre e figlio hanno dato una lezione di civiltà e di ineccepibile stile vestiario. Emmanuel Bonsu ha lasciato l’Italia (beh). Alongi si è ficcato nell’eroina ed è stato ficcato nel frullatore dei social. Qualcuno ha anche provato a fargli fare l’orso ammaestrato, finché non è stato ringhiottito nell’oblio, come aveva previsto lui stesso.

La puntata di sabato scorso, “Noi e Loro” era il processo a Gianpaolo Tarantini, procacciatore di fica e organizzatore di cene per Silvio Berlusconi. L’imputato Tarantini  non ha mai parlato, ha sbottato qualche volta mentre parlava Patrizia D’Addario, una donna dalla dolorosa avvenenza, lievemente appesantita e con brutte scarpe. In scena erano le Papi Girls, le Bunga Bunga Girls, le Olgettine. Belle, bellissime, ignoranti, affamate, qualcuna proprio rozza e una o forse due psicolabili.

Ho provato qualche brivido gelato dato dal VUOTO, quando lo guardi da vicino. Dall’intervista della escort barese Terry De Nicolò a “L’Ultima parola” di Gianluigi Paragone. 16 settembre 2011: “La bellezza, come dice Sgarbi, è un valore. È come la bravura di un medico. Se sei bella e ti vuoi vendere devi poterlo fare. Se sei racchia e fai schifo devi stare a casa. È così da che mondo è mondo. Tutte queste storie sul ruolo delle donne, che palle, quelle che non lo vogliono fare stiano a casa e non rompano i coglioni”. Sicuramente era sotto pressione; essere attaccati non è carino. Posso anche sottoscrivere la prima parte del discorso, tuttavia, secondo la sua logica le cesse dovrebbe starsene nascoste: ma come mai, raffinata Terry? Non capisci che con le cesse accanto la tua bellezza risplenderebbe di luce ancora più abbagliante? A parte il fatto che in un mondo popolato solo da LORO (tutte vagamente simili: come avevo detto LUI è un seriale) e da LUI, anche io, fortemente avversa alla morte, valuterei seriamente la possibilità di non esistere più. Ancora: “Davanti all’Imperatore non ti puoi presentare con una pezza da cento euro, devi avere minimo un abito di Prada. Perché lui è un esteta, apprezza la bellezza”. Ma no gioia mia, queste sono le convinzioni delle poveracce, ti ci puoi presentare eccome con una pezza da cento euro ben scelta e saputa indossare. L’imperatore esteta che apprezza la bellezza è una battuta degna del buffone di corte che prende in giro il sovrano. Peccato sia involontaria.

Considerazioni veloci dopo una veloce carrellata di foto delle Olgettine dell’epoca: scarpe spesso grezze (ci sono scarpe grezze anche in fascia alta, e loro quelle hanno scelto), spesso abbinate male (ma cribbio no! non si può vedere la scarpa abbinata male), stivalozzi neri, gonne inguinali, occhialoni, borsoni (dovevano essere di quelle ragazze sensibili che hanno bisogno di portarsi appresso mezzo mondo ogni volta che mettono la testa fuori di casa), mutande-filo in mezzo al culo, popponi, labbroni, capelli lunghi, stesse identiche pose nel tenere le grandi borse, nel piegare la testa, nel salire le scale, ecc…ecc…se non dovevano preoccuparsi di venire scalzate dalle racchie, qualche pensiero in più riguardo alla concorrenza poteva venirgli da queste qua sotto:

 

 

 

Giampaolo Tarantini oggi fa il commesso a due passi da Ponte Milvio, a Roma, in un negozio d’abbigliamento American Industries. Che decadenza la realtà.

 

OUTFIT
È una primavera piovosa. Stivali impermeabili: Sorel, Joan™ Rain Wedge Tall Gloss; camicia: Top Shop, Striped Gypsy Blouse; pantaloni: Stirrup Trousers by Boutique Top Shop; borsa: Calvin Klein (è impermeabile, è in LORO memoria. Non indossarla come LORO, meglio trascinarla per terra); kajal: Kiko; ombretto: Kiko; lipgloss pencil: Kiko

 

 

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