“Architetture per il corpo”

La delizia della camicia sta nel suo dover essere abbottonata, o allacciata, o legata, o infiocchettata, o incravattata, o tutte queste cose assieme, e poi, au reverse, sbottonata, slacciata, slegata, sfiocchettata, scravattata (tutto ciò ne fa la croce per chi è divorato dalla fretta).

Da un pezzo di tessuto unico con tre aperture (per la testa e le braccia), utilizzato come indumento intimo e dunque nascosto, fece la sua ascesa nel corso dei secoli (tappa fondamentale fu la nobiltà Fiorentina del 1400) verso la visibilità, e quindi la raffinatezza, la ricercatezza, la ricchezza decorativa con fili d’oro e d’argento, la tronfia pomposità dei colli a gorgera, e poi volant, ruche, gala, coulisse e jabot. Ritornata ad una nuova semplicità dopo la Rivoluzione Francese, la camicia è diventata uno dei capi base dell’abbigliamento moderno, passando per gli sbuffi vittoriani, i colletti e i polsini staccabili, di svariate fogge. Negli anni ha perso importanza la differenziazione di genere, e spesso è rimasta solo l’abbottonatura a sinistra per distinguere i modelli femminili da quelli maschili.

A spasso per i secoli tra brutalismo e raffinatezza, tra linearità e sfarzo. Il bianco, e i colori. Sottomissione, rivoluzioni, rigidità, fluidità. Esclusioni ed inclusioni. Tecnologia. Globalizzazione.

Se la moda non è arte, come riteneva Gianfranco Ferrè in questa intervista per Stilearte, è sicuramente una terrazza con vista magnifica sullo spettacolo della Storia. La moda riesce a concretizzare nella realtà fisica dell’abito il “…gusto di uomini e donne, i loro credo estetici, ma anche e soprattutto lo spirito, la natura, l’assetto globale di società e di epoche intere”. Le radici sono importanti, le mie, e quelle degli altri. Ma vanno ricercate, studiate, discusse, affinché la tradizione non diventi una palla al piede, affinché non si trasformi in un conservatorismo reazionario di bassa lega, che si circonda di fossati con i coccodrilli. O, ancora con le parole di Ferrè: “…il passato dell’eleganza va amato, conosciuto, studiato, analizzato. Non per riproporre acriticamente fogge e modelli che ora non avrebbero più neppure ragione di esistere, ma per acquisire una sorta di consapevolezza delle radici, senza la quale la moda di oggi e di domani difficilmente può avere dei contenuti.”

Vale la pena di contemplare queste variazioni sullo stesso tema: la camicia. Dalla mostra La camicia bianca secondo me, Gianfranco Ferrè del 2014. Se messa alle strette, direi che quella che sento più vicina a me è la Piquaresque.

Con camicie bianche e più essenziali-classiche, a me piacciono i gemelli e la cravatta, anche per le donne.

 

OUTFIT
Camicia Oxford: Gucci; pantaloni flare morbidi: Zara; sneaker: Adidas Gazelle; bretelle: Brucle; smalto: satin scarlet red, Kiko; rossetto: Retro Matte Lipstick, Ruby Woo, Mac

 

OUTFIT
Camicia in seta con fiocco: Gucci; jeans: Howies, wigglesport.it; sandalo: Kareena effetto vernice, Guess; cappello indigeni Ecuador: Ciervo; orecchini oro: fruugo.it; anello con iniziale personalizzabile: botteguccia.it; kajal: Maybelline, parfimo.it; smalto: black pepper, Faby

 

Bibliografia:

http://www.clitt.it/contents/disegno-files/Prodotto_Moda/Percorso_Storia_del_Costume/4_La_camicia_nella_storia.pdf

 

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