Cadute di stile ed altre esecrabili porcherie

1) Le calze color carne. Prendo in prestito il post di un’ amica: “le calze color carne solo per le rapine in banca“. Quelle color daino fanno accapponare la pelle. Le metto per prime, così magari per la fine dell’articolo mi sarò tolta la loro immagine dalla mente.

2) La maglietta legata in vita. a) è brutta in sé, ontologicamente, b) non serve a nascondere un sedere grosso. Il retro resta sulla ribalta ed in aggiunta si intuisce il retroscena che ce se ne vergogna. Meglio prendere esempio dall’attuale fase “fat soccer mom” di Madonna.

Madonna instagram

 

3) La sigaretta ancora accesa lanciata ad arco, magari con un posacenere nelle vicinanze. Sgarbato, anti-ecologico, con sospette tendenze piromani.

4) Le strisce verticali. Ai carcerati Usa veniva fornita la divisa a strisce bianche e nere, per essere riconoscibili in caso di fuga e impedirgli di mimetizzarsi sia in mezzo a paesaggi chiari che scuri. Qualcuno deve aver avuto pietà di loro e le strisce sono state sostituite dalle tute arancioni. Non smilziscono. Pagliaccesche. Se è la visibilità che si sta cercando, meglio un total orange look.

5) I cropped pants. Lasciano sgomenti anche se adoperati in una situazione di allagamento. Peggio dei cropped pants ci sono i cropped pants a strisce verticali. Peggio dei cropped pants a strisce verticali ci sono i cropped pants a strisce verticali abbinati a sneakers con platform tutta su un piano.

6) Le pinze per i capelli. Le più abominevoli:

Pinze capelli

 

 

Appena giustificabili se si scende di corsa a prendere il latte.

7) Le gonne con le punte. Le scarpe con le punte. Il travestimento da strega è deprecabile anche a Carnevale.

8) Le unghie lunghe piene di decorazioni, brillantini, scritte da amanuense.

9) Le minigonne spropositate, a tal punto che accorciate di un millimetro diventano cinte, con le scarpe platform pump. Peggiorate ulteriormente dalla farfalla tatuata sulla caviglia. Sei una porno star? Lavori in un night? Sei una lap dancer? Una Amy Winehouse wannabe di seconda generazione? O vuoi solo attrarre sguardi maschili? Questi verranno sicuramente attirati, ma saranno soprattutto quelli dei trucidi, dei laidi, e degli sfigati. Quindi, una faccia bene prima i propri conti. Piuttosto demodé, andavano alla grande qualche anno fa al Testaccio a Roma, nelle sere del weekend.

10) Non contare gli spicci. Peggio ancora, spazientirsi con gli anziani in fila alla cassa del supermercato perché ci mettono troppo a contare gli spicci.

11) Un accessorio nero abbinato con un altro accessorio marrone.

12) Tenere con sé la borsa mentre si balla sulla pista della discoteca. È come fare sesso e intanto guardare la TV o controllare lo smart phone.

13) Top e pantaloni stile pigiama. Non si dichiarano propriamente pigiami, lo sembrano ma non lo sono. La linea sottile tra l’essere e il non essere. Appropriati all’era dell’alt-right, la destra che non è propriamente destra ma è anche sinistra, e della alt-left, la sinistra che non è propriamente sinistra, ma è anche destra. Siamo alt e post tutto. I capi pyjama style con in più le strisce verticali sono destabilizzanti.

La scrivente non è stata immune da alcune di tali cadute di stile ed esecrabili porcherie:

la 1). Giustificazione: la sera della vigilia della discussione della tesi di laurea mi ero fissata di dover indossare delle calze con la riga dietro. Dopo vari tentativi andati a vuoto, trovai un abominevole rimasuglio di magazzino, color daino. Il momento delicato e l’ora tarda mi impedirono di avere la giusta calma per ascoltare il mio subconscio. O di pensare di dipingermi la riga con un pennarello, come si faceva durante la Seconda Guerra Mondiale, quando il nylon veniva utilizzato per produrre paracaduti invece di calze. Credo di essere riuscita a far sparire tutte le foto di quel giorno in cui figuro intera.

Oh cacchio, volevo scordarne l’immagine all’inizio dell’articolo e invece rieccole. Mea culpa. Se rapinerò mai una banca, mi rapo la testa a guscio d’uovo e indosso la maschera di Bane.

la 3). Giustificazione: ero vicina a qualcuno che aveva appena fatto quel gesto ed io, senza pensare, imitai. Colpa dei neuroni specchio.

la 6). Giustificazione: non fumavo più da un mese. La prima settimana era stata una passeggiata. Tutte ‘ste storie che fanno quelli che smettono sono esagerate, pensavo. La seconda e la terza settimana non sono più pervenute, ero come imbambolata, ma intanto la perturbazione causata dal dover pensare a non pensare alle sigarette si stava addensando. Alla quarta settimana mi era montata una smania demoniaca di fumare una sigaretta. Accecata, ho preso l’auto e ho guidato fino al tabacchi più vicino. Scordando completamente la pinza che mi raccoglieva i capelli sopra la testa e che uso solo dentro casa. Forse è stata la sigaretta più soddisfacente di tutto il mio stupido curriculum di fumatrice. Però ricordo di non essere entrata nel negozio. Ho comprato il pacchetto dalla macchinetta lì fuori.

 

OUTFIT
Camicia: Monse, net-a-porter.com; pantaloni: Etro, Fuji trousers, farfetch.com; sandali: Kelvin Klein; cappello: Maison Michel, Virginie Hat, farfetch.com; borsa: Osklen, farfetch.com

 

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