Mic drop

 

 

Mic Drop

US
informal
1
An instance of deliberately dropping or tossing aside one’s microphone at the end of a performance or speech one considers to have been particularly impressive.

1.1 [as exclamation] Used to emphasize that a discussion is at an end after a definitive or particularly impressive point has been made.

1 Il gesto di lasciar cadere deliberatamente o di mettere da parte il proprio microfono alla fine di una performance o di un discorso che si considera particolarmente impressionante.
1.1 [come esclamazione] Usato per sottolineare che una discussione è finita dopo che è stato fatto un punto definitivo o particolarmente impressionante. (traduzione Google)

https://en.oxforddictionaries.com/definition/mic_drop

 

Lady D indossò il Revenge Dress alla Serpentine Gallery per il summer party di Vanity Fair, nel giugno 1994. Quello stesso giorno era stato trasmesso un documentario di ITV nel quale Carlo aveva rivelato che beh, sì, ci avevano provato ad essersi fedeli ma poi il loro matrimonio era naufragato e dunque, dunque. Tutti già sapevano che lui amoreggiava dall’adolescenza con un’altra, la Camilla Parker, della quale sognava di essere il tampax. La trasformazione di Diana da timida preppy girl a diva da copertina era già avvenuta. Quel giorno superò sé stessa ed affrontò la situazione con un audace abito disegnato da Christina Stambolian. L’abito, soprannominato dal capo della casa d’aste Kerry Taylor “The Revenge Dress“, e il piglio di Lady D, diventarono l’equivalente di un regale, charmant “Vaffanculo Carlo-Mr. Tampax”. Il polpettone consolante anche i ricchi piangono si speziò di women empowerment.

 

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Missy Elliott debutta come cantante solista nel 1997, con l’album “Supa Dupa Fly“. Considerata troppo strana, troppo grassa, troppo bassa, troppo fuori dagli schemi; qualcuno avrà pensato che fosse meglio che rimanesse dietro le quinte a scrivere canzoni e produrle. E lei che fa? Nel video del singolo “The Rain (Supa Dupa Fly)” mette in risalto proprio quel troppo, lo esagera, lo enfatizza. Indossa una tuta nera gonfiabile stile donna Michelin ed altrettanto pazzi occhiali di Alain Mikli: entra così da protagonista nel mondo del rap e dell’R&B, introducendovi il gioco e la fantasia. Ridefinisce ciò che ci si debba aspettare o no da una donna e spinge la frontiera più in là. Ogni donna, di ogni età, colore, latitudine dovrebbe ringraziare Queen Missy. I maneggi che dovettero essere fatti per quella tuta gonfiabile, tra una pompa per la bicicletta e una stazione di benzina, sono raccontati qui.

 

The Rain Ssupa Dupa Fly Missy Elliott gif
https://filfelix.com.br/2014/04/especial-evolucao-visual-de-missy-elliott.html

 

Una sera mi trovavo al bar Pucci di Trastevere, soprannominato il Baretto. (In realtà il Baretto vero e proprio si trova in cima a quello spettacolo che è il Gianicolo; insomma, per non confondersi). Il Baretto di cui parlo è un posto per artisti, artistini, artistoidi, studenti, un posto vero ma non scorreggione. Essendo domenica, non c’era tutto il caloroso vociare del venerdì e del sabato; io ero con il mio accompagnatore, poi c’era lei, la ragazza col cappello, assieme a tre amici. Secondo me quello era un Revenge Hat. Perché la ragazza si stava sfogando con il barista riguardo a qualche stronzo con cui aveva chiuso e beveva il suo Martini cocktail quasi a tonfo. Inizia a ballare da sola. Il barista ci dice: “Mò vojo vede’ quanto regge, è il terzo Martini cocktail che se beve, questo alza eh, mica è no scherzo”. La ragazza col cappello si riavvicina al bancone e se ne fa preparare un altro. È sull’euforico andante, parla, balla, beve. Le faccio i complimenti per il cappello e lei mi chiede se non sia troppo culona con quei jeans che indossa. Noo, per niente, le dico, ma come ti viene in mente? (era una ragazza di una bellezza da sbattere per terra). Quando la vedo ordinare un altro Martini cocktail mi sento male per lei. Noi ce ne andiamo e la lasciamo che balla leggermente barcollante col bicchiere in mano. La settimana dopo abbiamo saputo dal barista che gli amici l’avevano portata via sorreggendola a braccio. “L’amico m’ha detto che a casa s’è sentita male, oh, però, alla fine ammazza quant’ha retto”.

Maison Michel Pina grosgrain-trimmed rabbit-blend felt fedora
Maison Michel, net-a-porter.com. Mic drop per la ragazza col cappello e per i baristi che sanno essere dei confidenti, dei confessori, nella buona e nella cattiva sorte. Per quelli con l’aplomb da maggiordomo

 

Il coiffeur di Maria Antonietta, Jean-François Autier, diede vita alla febbre del pouf . I pouf erano pettinature  da donna assurdamente alte, sostenute da telai metallici e cuscini imbottiti, pomate, metri di garza, sopra i quali si applicavano altri capelli posticci, boccoli, tirabaci e poi cipria. Nascevano pouf per ogni occasione, nascite, guerre, guarigioni. C’era quello sentimentale, quello alla giardiniera, l’acconciatura alla Belle Poule, il pouf all’inoculazione. Queste pettinature erano una sorta di Goggle Doodles dell’epoca. Le decorazioni e le applicazioni comprendevano piume, uccelli (anche vivi), gabbie, il compendiario ortofrutticolo, navi, vele, scenografie con pupazzetti, oltre ad ospiti non invitati alla rappresentazione quali pulci e pidocchi. Nonostante lo sfarzo, l’igene non regnava a Versailles, dove si defecava lungo i corridoi e la servitù raccoglieva. La poco furba Maria Antonietta si ritrovò a fare da front woman di una micro-società di quattro gatti che spendeva, sperperava, faceva a gara di un vacuo eppure affascinante sfarzo, non rendendosi minimamente conto che quella era una ben finita. L’antifona doveva però averla capita da tempo, quando a 38 anni fu condotta alla ghigliottina su una carretta, vestita con un abituccio bianco, come bianchi erano i capelli (stavolta per davvero, non per la cipria). La folla la insultava, ma non credo se ne preoccupasse ormai più di tanto. Stava per morire! Con in più il raccapricciante dettaglio che la sua testa si sarebbe staccata dal corpo. Al posto suo, credo che non sarei riuscita a scendere dalla carretta sulle mie gambe tremolanti per il terrore panico, e che avrebbero dovuto sorreggermi a braccio come la ragazza col cappello. Ma lei, no. Composta, dignitosa, nel salire al patibolo pestò il piede al boia Sanson e gli disse: “Pardon, Monsieur. Non l’ho fatto apposta.” La regina avrebbe anche perso una scarpa, recuperata da un fedele e attualmente conservata al Musée des Beaux-Arts a Caen. Questa scarpa è stata oggetto di un esposizione nel 1989.

Queste ultime frasi sono un copia incolla da Wikipedia, che mercoledì 4 luglio era serrata in segno di protesta. Il giorno dopo, la legge sul copy right, promossa dal Parlamento Europeo, contro la quale era diretta la protesta, non è passata, e Wikipedia ha riaperto i battenti. È con sommo godimento dunque che oggi ho copiato e incollato da Wikipedia, inserito link e gif. La scollatura dalla forma della realtà e dalla storia di queste persone è meno giustificabile di quella di Maria Antonietta. E allora, i lamenti per la venuta dei populismi rassomigliano sempre più a lacrime di coccodrillo.

 

Elisabeth Vigée Lebrun ritratto di Maria Antonietta
Elisabeth Vigée Lebrun. ritratto di Maria Antonietta nella fase “the world is yours”

 

Mic drop per Dakota Fanning in ‘The Alienist’. Il suo personaggio, Sara, è una donna che lavora in un mondo di uomini, in piena epoca Vittoriana. Un’attrice che è capace di creare un campo di forza gravitazionale. Il viso di lei nella scena in cui un viscidissimo poliziotto le mette le mani sul viso per toglierle una ciglia, crea una tensione d’acciaio. Mic drop per le spalle esasperatamente gonfie delle sue camicie e giacche, molto meglio delle spalline donna-in-carriera anni ’80.

 

 

Fanning

 

 

Come un’assassina che torna sul luogo del delitto, una sera ero stanca e annoiata e sono tornata su Raiplay per un’altra puntata di Un giorno in pretura. L’uomo che non sapeva amare, Processo Zanini – 12/05/2018. La corte di assise di Palermo è chiamata a giudicare per l’omicidio di Roberta Riina, avvenuto sul finire dell’estate, in una stanza della propria abitazione a Partinico. L’imputato è un uomo psichicamente disturbato, che però guarda caso molesta e uccide donna. Una delle persone chiamate a deporre è la sorellastra, anche lei oggetto delle morbose attenzioni del fratellastro. Lei si presenta in tribunale con una camicia bianca perfetta abbinata ad una giacca gessato. Mi piace la voce, il trucco, i capelli, il viso complesso, piacevolmente spigoloso, la sicurezza tranquilla. Cool. Non fossi etero, me ne invaghirei, non morbosamente. Per lei l’ ultimo mic drop.

 

 

Screenshot (77)

 

 

OUTFIT
Canottiera: Zalando essencials; gonna: Kaffe Penny Skirt, zalando.it; scarpe: Tata Italia, zalando.it; cappello: cilindro satin, amazon.it; occhiali: Aldo Miriaviel, zalando.it; bracciale ed anello: hiphopcloset.com

 

 

 

 

https://www.hollywoodreporter.com/news/alienist-costume-designer-creating-gilt-grit-leg-o-mutton-sleeves-1890s-nyc-1077981

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