Matinée romana

Giustamente Jack Torrance, nel film Shining, batte a macchina in loop la frase “Il mattino ha l’oro in bocca” proprio quando si è ormai addentrato nei labirinti della follia con un biglietto di sola andata. Perché il mattino per me è una lama tagliente. Vivrei di sera e di notte.

La frase che Jack Torrance scrive è diversa in ogni lingua in cui è stato tradotto il film e Kubrick stesso si occupò di scegliere le frasi. Quella inglese è “All work and no play makes Jack a dull boy” (Solo lavoro e niente divertimento rendono Jack un ragazzo noioso), che a me pare proprio il contrario di quella italiana. La traduzione più vicina al senso di “Il mattino ha l’oro in bocca” sarebbe “The early bird catches the worm” (L’uccello mattiniero cattura il lombrico). Difatti io di lombrichi catturati, pochi. Chissà cosa gli passava per la mente, dato che Kubrick non era uno che prendesse i dettagli alla leggera.

Un sabato mattina in cui mi svegliai presto perché presto ero andata a dormire, trovai la casa immersa nel silenzio. E pensai proprio che solo un pazzo può credere che il mattino abbia l’oro in bocca. La relazione con il mio accompagnatore attuale e contemporaneo era iniziata; lui era già uscito per recarsi in Agenzia a terminare un lavoro urgente. La casa dove stava la pagava l’Agenzia e si trovava a Monteverde Vecchio. Tassisti e conoscenti, quando dicevi “Monteverde Vecchio” dicevano “ah però, oh là là, quartiere ricco”. In verità l’appartamento era arredato con mobili ingialliti che cadevano a pezzi, si trovava in un palazzo il cui atrio puzzava di cavoli e alito di vecchi. Era una sistemazione aleatoria, e di facciata. Anche Jack Torrance, se gli avessero chiesto la residenza avrebbe risposto “Overlook Hotel”, e la gente avrebbe pensato “ah però, oh là là, un posto di villeggiatura per milionari”. Ciliegina sulla torta, ogni volta che dormivo lì, mi prendeva la paranoia che la casa potesse sbriciolarsi.

Con gli occhi cisposi e lo scopo più serio del mondo, mi diressi verso il cucinino per preparare il caffè. Poi, con sforzo, mi preparai per andare a correre a Villa Doria Pamphilj. Se c’è un motivo per cui è abbagliante, magnifico, fenomenale, fiammante, strepitoso, stupefacente, superlativo, strabiliante e lucente abitare in Via del Vascello a Monteverde Vecchio, è che a due passi c’è questo parco. Vasto, diversificato. Correrci diventa un’avventura da sogno. Avevo in testa tutta la sua mappa ed ogni fase della corsa era divisa a secondo del cambiamento di ambientazione, sicché era un’avventura suddivisa in più capitoli. Il cancello dove entravo, la casetta del custode, i prati, la Villa superba, il giardino, i viali, le fontane, le giravolte di discese e salite tostissime, la Casa del Teatro, la vasca lunga, l’acqua, e altri prati dove c’era chi faceva sollevamento pesi, e ancora sentieri e poi il punto jogging e via indietro tutta verso casa. C’era un grosso problema però. I cani. Sciolti. Senza museruola. Cani lupo, pittbull, rottweiler. Ma che ce frega, ma che ce importa…siamo a Roma! sicché l’avventura prendeva la piega di un video game con sparatore, alla Call of Duty, e ogni tanto ho pensato di procurarmi un coltello balistico Tomahawk, giusto per sentirmi psicologicamente più al sicuro. Date ad un uomo un nemico, ed avrete un soldatino. Quel sabato mattina il nemico mi si presentò sotto forma di uno snowzer gigante a piede libero. Questo cane, a parte la mole, non sembra minaccioso, ma l’accompagnatore mi aveva raccontato che lo snowzer di una sua amica aveva sbranato una capretta. Il mio cuore subì un’accellerata e virai in direzione opposta. Ciò mi costrinse ad una deviazione che allungò il percorso. Quando tornai al cancello di entrata grondavo di sudore. Che sarebbe la fatica di correre a Villa Doria Pamphilj, un piacere, specie quando arriva la scarica di endorfine. Ma la strizza causata dai cani? non fa per niente bene, e chi me la ripaga? Che si fa per il fisico. Tornata a casa mi feci la doccia nel bagnetto ammuffito con le tubature incrostate e fatiscenti; di acqua calda con cui mi piace rilassarmi in doccia, giusto un vago accenno. E sì, sì, va bene, sono una principessa sul pisello. Poi ci fu la vestizione.

Il mio programma originario di svegliarmi più tardi e andare a qualche spettacolo o qualche cinema di mattina era saltato: ma mi vestii come avevo pensato di fare se i piani non fossero saltati. Capelli raccolti, vestito verde e scarpe rosse. Cuffiette. Camminai verso via Fratelli Bonnet, poi via Carlo Bontemps. Superai il parchetto dove avevo corso la prima volta scambiandolo per Villa Doria Pamphilj, girandoci all’infinito intorno come una trottola. Il sole era alto. Mi sentivo rinascere. La canzone Fever nelle orecchie.

You never know how much I love ya

Fever (fever, burn through) in the mornin’
An’ fever all through the night

Era la versione originale del 1956, di Little Willie John. Quando la incise aveva solo 19 anni ma sembrava già molto maturo.

Bless my soul, I love you
Take this heart away

You give me fever

Discesi per via Calandrelli. Little Willie John beveva ed era irascibile, un giorno accoltellò a morte un uomo e morì in prigione a 30 anni. La cover con cui la canzone è più conosciuta è quella di Peggy Lee, del 1958. Più lenta, sensuale, aristocratica. Sparisce ogni traccia dei lamenti dei canti nelle piantagioni. Fa alcuni cambiamenti al testo, che vengono mantenuti nella cover di Madonna del 1992. Versione club anni ’90, Vogueing. Costumi di Sua Maestà Jean-Paul Gaultier. Influenze balinesi, indù e buddhiste. Il video è pieno di suggestioni. L’ho guardato per scrivere questo articolo e mi sono detta che mi ricordava qualcosa.

 

Madonna e Erté
1992, Madonna nel video Fever e 1927, Costume di Erté gran maestro dell’Art Deco

 

Attraversata via Dandolo mi ritrovai alla scalinata di Viale Glorioso. Qualcuno, incrociandomi, mi guadò strano. Chissà se non avessi esagerato con quel vestito e quelle scarpe di mattina. Più da matinée a Broadway o vecchia Hollywood. Come mettere le perle in spiaggia. O forse era perché scendevo la scalinata dondolando assieme alla musica. Hahaha! quella discesa si stava trasformando in un’ascesa, una gloria, fever, fever! in loop!

When you kiss me
Fever when you hold me tight
Fever (fever, burn through) in the mornin’

Umm-mmm-mmm-mm-mmm-mm
Umm-umm-umm-um-um
Umm-mmm-mmm-mm-mmm-mm
Umm-umm-umm-um-um

Questa è la targa che si trova sul viale:

 

leo2

 

Incedetti per Viale Trastevere, superai il Ministero della Pubblica Istruzione.

Ormai il mattino era finito e la giornata iniziava davvero ad avere oro in bocca. Scorsi l’accompagnatore che mi aspettava all’angolo. Che le danze abbiano inizio, all work and no play makes accompagnatore a dull boy. Lui mi guardava perplesso. Mi tolsi le cuffie. “Hai un ciuffo di capelli che ti è scappato e ti dondola sopra la testa come un pennacchio mentre cammini” Hahaha, ero sullo squinternato andante!

 

OUTFIT
Vestito: River Island; quando lo spacco si apre sotto c’è una mini gonna; scarpe: Twin-Set Simona Barbieri, yoox.com; mollette stile deco: etsy.com; profumo: Mitsouko Guerlain; bracciali: Simmons Jewelry Co, e The Alpha Set (Malachite), kingice.com

 

 

http://www.anothermag.com/art-photography/10361/the-alluring-art-deco-artist-youve-never-heard-of

https://www.rollingstone.com/music/music-lists/express-yourself-the-making-of-madonnas-20-greatest-music-videos-140803/fever-1993-66233/

https://www.imdb.com/title/tt6673104/fullcredits

2 pensieri riguardo “Matinée romana

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