Hai mai visto fenicotteri rosa?

Per ignoranza, per isolazionismo provinciale, in nome del quieto vivere, per paura, per cieca obbedienza, perchè è più facile desiderare ciò che ci si ritrova spiattellato davanti gli occhi. Per nanismo intellettuale. Giù a trangugiare la tranquilla pappa pronta, anche se scaduta, andata a male. Anche con i vermi, o avvelenata.

Considerate la Velina. È stata il modello femminile di massa del Paese. Carinissima, senza parola, senza personalità, scosciatina, spettoratina, sculettina, ma mai troppo, mai potentemente, mai minacciosamente. Il suo contro altare maschile è il Calciatore, o l’Imprenditore attempatino o/e panciuto. La velina è la versione Mediaset della Maria Goretti.

Esistono sacche che continuano a vivere nei secoli passati; ci sono Marie Goretti original style anche oggi, o meglio, dentro di loro credono di esserlo. Ubbidienti, partorienti nel dolore, mai trucco, mai tacco, sempre orrendamente abbigliate.

Poche mattine fa ero seduta a bere un caffè all’aperto quando una donna con una gonnaccia sotto al ginocchio e gli stinchi non depilati ha attraversato la strada. Aveva tanti, lunghissimi peli, così tanti che guardandoli con un filo di ribrezzo, mi sono scordata dei suoi sandalacci. Mi sono rimasti quei peli negli occhi anche quando la donna era ormai da tempo fuori dal mio campo visivo, come i puntini che si continuano a vedere quando si è fissata troppo una luce.

Molto più eleganti delle Marie Goretti sono le suore, a parte le scarpe ortopediche da nata-vecchia; ma specialmente le suore nei vecchi film in bianco e nero, con il copricapo a forma di vela. Ma che fine hanno fatto? chi ha deciso di togliere loro la vela?

Estremismi settari, si dirà. Ok. Ma la Goretti è un archetipo dei paesi cattolici.

Al liceo mi sono ritrovata una compagna di classe che nell’ultimo anno ha subito un’identificazione ossessivo psicotica con la Lucia de I Promessi Sposi. Personaggio di carta, da me detestato (il modello femminile ideale del Manzoni era fintissimo, onde per cui odioso; forse si è inconsciamente sfogato con la Monaca di Monza). La compagna di liceo aveva un rosario che snocciolava spasmodicamente sotto il banco ogni volta che veniva interrogata, in supplizio, o ad ogni compito in classe, cui aggiungeva santini sopra i quali sudava, tremebonda e pia. In fatto di stile non scendeva mai ai livelli di quelle sopra. Aveva una bocca molto carnosa e si concedeva, talvolta, il rossetto rosso, che le donava molto. Una volta barai sulla media dei voti che il professore di filosofia ci facevano calcolare da soli; non perché mi importasse del voto in sé, ma perché non volevo darle la soddisfazione di avermi battuta. Del resto anche lei giocava sporco chiedendo favoritismi all’Alto.

La versione più laica e internazionale della Goretti è l’Imbranata-Sfigata Cosmica, o meglio, quella che gioca a fare l’Imbranata-Sfigata Cosmica; e gioca, gioca, il gioco si può fare realtà. Non batte un chiodo. Confronta come un vestito sta allo 0,1 per cento delle donne terrestri (le top model) rispetto a come sta a lei, solo per poter dichiarare che si sente un’ippopotamo. Il suo sabato sera: pigiamotto, poltrona e pop corn. Può anche andarmi ogni tanto, ma farne un programma di vita a venti anni da una tristezza indicibile. Ma lei non è una perdi notte e nemmeno una perdi giorno, ha da fare, ha sempre un’esame difficilissimo per le mani (ebbene, l’Università la porta a termine anche chi si concede intervalli di mondanità). Poi sarà tutto lavoro e stanchezza. Il concetto del bastone e della carota le è estraneo. Lo fa soprattutto per esorcizzare l’ansia, per suscitare simpatia. Sotto sotto ha una fifa matta di lasciarsi andare, di mettersi in ballo e divertirsi. Io ho abusato del divertimento, probabilmente l’ho sopravvalutato, ma come non godere dell’esistenza dei fenicotteri rosa?

 

OUTFIT
Abito: Sheer Crepe Floral Print Keyhole 30s-Dress, vintvintagevirtuosa.com; reggiseno e slip: undiz.com; guanti: Galliano; borsa: I Know the Queen; scarpe: Repetto

 

 

 

 

 

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