Frontiere

La mia passione per le scarpe ballerine è scemata assieme all’infanzia.

Ma una sera, da adulta, ne ho visto un paio che mi ha colpito e che avrei pure comprato. Mi trovavo da Green T a Roma, zona Pantheon. É il ristorante cinese (e casa da tè) dove ho conosciuto, e assai apprezzato, l’alta cucina cinese, sposata a buoni vini italiani.

Al piano terra del ristorante c’è una piccola boutique con libri, oggettistica, vestiario. Quella sera erano esposte un paio di ballerine di pelle nera. Colpo di fulmine. Ho chiesto alla proprietaria, una donna cinese sposata con un italiano, quanto costassero. L’arzigogolata risposta che ho ricevuto, rassomigliava sempre più ad un enigma della sfinge, mano a mano che la donna andava avanti a parlare. Dopo giri di parole, ed ellissi, e ragguagli su come quelle scarpe fossero rifatte sul modello di quelle di un’imperatrice, e sulla loro preziosità, ho dedotto che non fossero proprio in vendita.

La cultura cinese e quella giapponese non amano dire di no. Quando gli americani iniziarono a fare affari con i giapponesi, ci furono dei fraintendimenti. Gli americani, sentendosi dire sì alla fine di una riunione per qualche grosso accordo, erano felici come una Pasqua. Qui, a parte gli inchini, è tutto easy e fast come da noi, pensavano. É fatta. We have a deal!

Nei giorni successivi si rendevano conto che invece quel sì non era propriamente un sì. E che dovevano tornarci sopra per capire se quel sì significasse un può darsi, una richiesta di cambiamenti o proprio un no deal.

Una volta ho chiesto ad Ayako, una ragazza giapponese, se fosse vero che loro non rispondono mai no, e lei mi ha detto: sì. (Sarà stato un vero sì? sto scherzando, Ayako parlava un italiano splendido, viveva e studiava in Italia da più di quattro anni). Per la loro cultura è brutale e scortese verso l’interlocutore dare un secco rifiuto. Quelli che sembrano tergiversazioni superflue, inutili giri di parole, sono invece segni di rispetto e di sconcertante educazione. Quella sera, per me, no ballerine.

 

https://www.linkiesta.it/it/article/2017/01/12/perche-i-giapponesi-non-riescono-mai-a-dire-no/32917/

 

Alla Casa Bianca si è tenuta una cerimonia per piantare un quercia come quella di Dwight David Eisenhower, albero voluto nel giardino della East Wing da Jaqueline Kennedy. Melania Trump si è presentata per scavare il terreno con una zappa, abbigliata con una gran gonna di Valentino e décolleté a tacco alto. Questa donna per me resta un mezzo arcano. Accanto a Quello lì sembra la classica moglie trofeo. Ogni tanto si scorge sul suo viso come un travaglio interiore, un velo di malinconia profonda. Non capisco se siano reali, o se magari invece lei sia poco più che una bambola di plastica con il ventriloquo dietro. Anche la scelta di gonna e super tacchi in quell’occasione potrebbe sembrare incomprensibile. E se fosse stata un’operazione ben studiata, uno scoprire le carte in tavola? Un: parliamoci chiaro, è tutto finto, è tutto per le foto e le telecamere, mi metto in posa per il mondo e poi ciao. Avrà anche fatto prima le prove per controllare fino a che punto i tacchi affondassero nel terreno. Avrà calcolato che l’America e il mondo avrebbero fatto il paragone con Michelle Obama che coltivava l’orto alla Casa Bianca, e che lei doveva essere tutt’altra cosa per rappresentare Quello lì, l’uomo del cambiamento, l’anti Obama. Il paragone, puntualmente, c’è stato. La bambolona milionaria in tacchi e gonna vs la donna con i piedi per terra in pantaloni e sneaker. Tanto anche su Michelle era piovuta qualche critica. Le All Star indossate per lavorare la terra erano troppo immacolate, pulite, appena uscite dalla scatola. Oh, ma non sta mai bene niente!  É dura la vita dei VIP.

 

scarpe

 

A Serena Williams è arrivato un cicchetto da Bernard Giudicelli, presidente della Federazione francese del tennis, per la tuta total black da Cat Woman indossata al Roland Garros; «look come quello non saranno più accettati», ha detto Giudicelli. Bisogna stabilire un dress code! Come a Wimbledon!

 

Serena Williams
Serena Williams con la Black Panther catsuit

 

Risposta della Nike, che ha fabbricato quella tuta e a cui nessuno può insegnare niente in fatto di comunicazione: “puoi togliere il costume ad un supereroe, ma non potrai mai togliergli i suoi super poteri”. Serena, da parte sua, ha replicato con elegante diplomazia, spiegando come quella tuta le servisse anche per impedire i coaguli di sangue, un problema di salute che ha affrontato in varie occasioni, tra cui il parto della figlia, Alexis Olympia, lo scorso settembre. Intanto agli Us Open è scesa in campo con un tutù, sempre nero, creato da Virgil Abloh, direttore creativo di Off-White e Louis Vuitton. Superlativo, mi piace molto più della catsuit. Serena ha abbattuto barriere, ha inghiottito rospi, ed è capace di rompere le sue stesse regole quando occorre. Continuerà a sorprendere anche con le sue mise. Difficilmente si presenterà al prossimo Roland Garros in tutù. Dovesse farlo, potrebbe ricevere un altro cicchetto da Bernard Giudicelli: Serena! Non siamo mica all’American ballet di New York, chi credi di essere, Misty Copeland?

 

serena2

 

Mentre Melania vangava la terra in Louboutin, Serena volteggiava in tutù sui campi da tennis (e vinceva), Teresa May, che si sta scolando gli gnocchi della Brexit, o forse li sta solo trasformando in poltiglia, e forse i trattati per la Brexit si concluderanno con un no deal, ballava, poco wimbledoniamente. L’occasione era la sua visita ad una scuola di bambini a Cape Town. Pioggia di insulti, dileggio, mani sui capelli: il mondo ti guarda, sei la vergogna dell’Inghilterra, un politico non balla, balli come un robot, sei il peggior Primo Ministro della storia, è la fine del mondo. Punk is dead.

Invece a me è piaciuta. Ha provato a ballare. Indossava delle ballerine leopardate.

 

 

E siccome ho un attacco di buonismo, alzo il calice e faccio un brindisi, anche per le donne di cui non condivido le scelte politiche: Vive les femmes!

Viva le frontiere da superare!

 

OUTFIT
Camicia: serenawilliams.com; pantaloni: Etro, mytheresa.com; scarpe: Eloise Nappa Shiny, Christian Louboutin; giubbetto: serenawilliams.com; notebook: serenawilliams.com

 

 

OUTFIT
Body: Boy London, spartoo.it; gonna tulle: amazon.it; pelliccia sintetica: Larni Faux Fur Jacket, mysani.com; scarpe: Dolce e Gabbana; rossetto: Crosswires, Mac; borsa: Perrin Paris

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

heresa May risked acute embarrassment today as she danced

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