Strati, vestiti e fumo

Avevamo trovato una sistemazione idilliaca. Dopo aumenti di affitto, denunce per rumori molesti, denunce per schiamazzi notturni, attriti e nervosismi tra compagne d’appartamento e quattro cambi di casa in due anni, la pace e la stabilità erano discese su di noi. Macinavamo esami, dritte e spedite verso la meta. La nostra nuova famiglia era composta, oltre cha da Elisa, con cui abitavo sin dal primo anno di Università, e dalla presente, da Marco, che conoscevo da un po’, da mio fratello, spiaggiato in quella casa dopo le sue personali peripezie abitative, e da Bart, un ragazzo più grande di noi, che aveva un diploma di infermiere; sapeva fare anche il pasticcere ma aveva trovato un impiego (durato pochissimo) in Herbalife. Non restituì mai la valigetta con i prodotti promo, dato che li avevamo consumati tutti noi per saggiarne l’efficacia.

Bart era l’unico sconosciuto. Prima di dargli il posto in casa, lo avevamo dunque sottoposto ad un colloquio incalzante per assicurarci che non fosse un rompipalle o uno psicopatico come i suoi predecessori, che avevano avuto in buon senso di sloggiare di loro propria volontà.

Nella nostra casa vigeva, infatti, una disciplinata anarchia, che permetteva anche eccessi  e follie non a tutti ben accetti. Era un porto di mare in cui transitavano amici a tutte le ore (qualcuno di quelli più stretti aveva anche le chiavi).

Lo spoglio appartamento aveva un cortiletto interno che lo isolava dalle case vicine. Ciò ci rendeva liberi di organizzare festini musicali e banchetti imperiali (addio inumana alimentazione da studenti). Il via vai poteva continuare fino a tarda notte.

La nostra settimana:

Lunedì Giorno dell’arrivo. Ripresa delle lezioni. Jeans, felpe, T-shirts. Sneaker per saltare sull’autobus, per correre se lo si perdeva, per spostarsi tra i dipartimenti. Le mie Gazzelle blu riuscivano a dare un tocco funky al lunedì. Cibo e fumo in abbondanza.

Martedì Più o meno come sopra. Cambio biancheria intima, cambio felpa o maglia.

Mercoledì Pre eccitazione fine settimana. Cambio biancheria intima, cambio felpa o maglia. Cambio jeans.

Giovedì Cibo scarseggiante, ma fermento. Giovedì universitario: si usciva, si andava per locali. Alla sera provavamo vestiti su vestiti, un gioco spassoso quasi quanto ciò che ci attendeva fuori. Pantaloni stretch acetati, tacchi, trucchi sparsi dappertutto.

Venerdì Dopo le lezioni, cui si assisteva acciaccati e sonnolenti, era quasi sempre il giorno della preparazione del borsone da viaggio e della partenza. Cibo e fumo esauriti, ritorno all’ovile.

Sabato+Domenica Big fine settimana bis. Spesso si tornava indietro in macchina per raggiungere qualche club e poi si andava a nanna nell’ovile.

Franca Leosini, nella descrizione di un’adolescente, una volta ha usato l’espressione: “Regale disprezzo per l’ordine”. Bella. In quella fase della vita, ero un’impunita ultra disordinata (ho cercato di correggermi quando ne ho sentito il bisogno e devo dire che in parte ce l’ho fatta). Sguazzavo senza remora nel mio disordine, la cui china stavo facendo discendere anche ad Elisa. I nostri cambi d’abito erano mischiati con quelli degli altri membri; ricordo soprattutto un giubbetto di jeans Levi’s che, escluso Bart, alto quasi due metri, ce lo scambiavamo in quattro. Venivano lanciati ed abbandonati sopra il letto e ai piedi del letto, dove continuavano a stratificarsi giorno per giorno. Dopo i défilé del giovedì sera, la pila verso il soffitto era ragguardevole. Anche la persona con un senso dell’ordine parecchio rilassato avrebbe spalancato gli occhi alla vista della nostra camera, al venerdì mattina.

Uno di quei venerdì. Bart non lo si vedeva da un paio di giorni, e gli altri due ometti erano già partiti. Il gattino randagio che avevamo adottato non aveva retto al nostro stile di vita ed era scappato. Dopo le lezioni mattutine, anche Elisa stava per partire. Io no, avevo deciso di rimanere, avevo le mie faccende e i miei giri.

Elisa aveva il suo borsone pronto.

_ Ho un pezzetto di fumo avanzato _ dice.

_ E beh, allora ce lo fumiamo prima che parti _ dico.

Fumiamo.

_ Eli, io mi distendo _

_ Pure io, un attimo _

La stanza era grande e poveramente arredata. Un letto in un angolo, un letto in quello opposto. Un armadio di compensato e una piccola scrivania addossati alla parete davanti a noi. In mezzo il nulla. Sembravamo come quei due commensali nei film, che siedono ai lati opposti di un tavolo lunghissimo, per mostrare quanto siano distanti e magari per far loro compiere un percorso di avvicinamento. Noi due c’eravamo raggiunte da tempo, nel disordine, nella disciplina anarchica. Da lei, tutta la famiglia ha attinto una dose costante di sbarazzina energia.

Le pile di abiti giacevano al fondo dei nostri letti. Elisa non aveva avuto né tempo né voglia di mettere a posto, neppure di venerdì. Viaggiavamo distese nel silenzio interrotto dagli sprazzi di qualche pensiero a voce alta; viaggiavamo in quelle cose profondissime o stupide e supreme che arrivano da fumati, ma delle quali, svanito l’effetto, non ricordi un tubo.

_ Eli, hai perso il treno _

_ Prendo quello dopo, delle cinque _

_ Che disordine questa stanza. Non ero così prima di conoscere te, è colpa tua _ mi dice con tono divertito.

Sicuro sicuro?

Il tempo scorre. Elisa perde il secondo treno.

_ Mi prende voglia di non fare niente con te, mi hai attaccato anche la pigrizia _ dice.

Finiamo la canna.

_ Che pace _ dice.

_ Mmm_

_ Mi sto un po’ stufando del casino continuo, l’altra sera quando si sono presentati in quindici ero tentata di cacciarli _

_ Mmm, abbiamo stabilito un bell’equilibrio tra noi cinque _

Il tempo continua a scorrere.

_ Partiamo insieme, prendiamo il prossimo treno e passi il weekend da me _

_ Non possiamo _ dico.

_ Perché non possiamo? _

_ Perché stiamo aspettando Godot _

Ho smesso di fumare canne quando ormai mi facevano sentire sempre le gambe spezzate al mattino se avevo fumato la sera, e mi procuravano qualche paranoia di troppo e fame bulimica. Un’amica una volta mi aveva detto che quello che si mangia con la fame chimica non conta, sono calorie che il corpo consuma subito. Andando avanti con questa scuola era ingrassata di cinque chili in pochi mesi.

 

Locandina Luca Coscioni
Nei giorni scorsi l’algoritmo di Facebook ha censurato questa locandina, benché la donna abbia il seno coperto da un bebè e le pubenda coperte da una foglia di marijuana. L’associazione ha denunciato il fatto e Facebook si è scusato per l’errore. A me una volta hanno bannato Madonna con un vestito eccezionale di Jean-Paul Gaultier che le lasciava le tette scoperte. Ci sono rimasta male. Davvero, la mia sensibilità è rimasta urtata. http://www.advertiser.it/2018090481652/media/facebook-il-congresso-coscioni-e-la-liberta-di-conoscenza?refresh_ce

 

OUTFIT
Felpa cappuccio: Hoodie Evolution, Puma; Felpa Bia: Napapijri; sacca: Napapijri; Hokusai Wave Pin: thirteen-thirtyone.com; Jeans diritto a vita alta Warhol Portrait, Calvin Klein; scarpe: Gazelle, Adidas

 

 

 

 

 

 

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