“Scarpite”, grosse giacche e lunghi cappotti

Non compravo abbigliamento da parecchio tempo, ma continuavo ad ammassare scarpe. Un terso pomeriggio di sabato, mentre gironzolavo controvoglia in cerca di vestiti, decisi di fare una sosta da Sylvie, che aveva da poco aperto un negozio di scarpe. Le vendite non decollavano. Le scarpe in vetrina erano mediocri e disposte in maniera caotica, da far venire il mal di testa. Dentro non c’era neanche un cliente, ed io e Sylvie ci mettemmo a chiacchierare del più e del meno. Poi l’occhio mi cadde su un paio di scarpe bicolori da Età del jazz:

 

Scarpe Jill Stuart
Le mie Jill Stuart un po’ malconce; hanno ballato di tutto

Il prezzo era più che allettante. Mentre Sylvie cercava il mio numero, venni mesmerizzata da un altro paio di scarpe di velluto rosso, nascosto in un angolo cenerentolo.

Tornata in strada, ricevetti la telefonata di Nora.

” Allora, ce l’hai fatta a comprare da vestire? ”

“No. Sono stata a trovare Sylvie. Ci credo che non vende, in vetrina ha messo tutte scarpe brutte, maldisposte. Invece dentro ho scoperto qualche paio davvero bello. Non ho resistito”

“Tu hai comprato un altro paio di scarpe!”

Avvertii una punta di felicità nella sua voce.

“Non volevo assolutamente, ma che ne sapevo che nascondeva quella roba carina? Non sa fare la vetrina Sylvie”

“E che scarpe hai preso?”

“Un paio stile jazz, un paio rosse e un paio nere aperte sulla punta. Mi ha fatto uno sconto clamoroso”

“Sylvie non saprà fare la vetrina, lo sconto sarà pure clamoroso, ma noi abbiamo un problema con le scarpe. Come dicevo con mia sorella, questa…è…è una specie di malattia”

Mi vidi stesa sul lettino dello psicanalista.
“Allora, che problema ha, signorina?”
“Ho la scarpite”.
E lui che arriva a farmi capire che la scarpite è un sintomo di qualcosa di più serio, qualcosa ab ovo, che deve essere andato storto. Però, pure quelle vetrine ingannatrici di Sylvie!

Mi è capitato anche di subire conseguenze spiacevoli per la mia scarpite. Con uno stipendiuccio di 1000€ potevo fare poco la spiritosa. Dovevo razionalizzare le uscite.

Era inverno; sulla carta. Perché dicembre sembrava ottobre. Avevo giacche e cappotti leggeri, un piumino indecente e un altro proprio démodé. Stavo per comprarne uno ma fui mesmerizzata da un paio di stivali. Il prezzo era una sassata. Compro o non compro? Bah! gli inverni stavano arrivando miti; su, su, senza indugio, allo stivale!

Due settimane dopo, arrivò una perturbazione artica. Una mattina uscii a sbrinare il parabrezza in giacca e cappottino. Fu un’esperienza atroce. Ricacciai indietro la vocetta saggia che mi diceva: “metti il démodé, il démodé, cretina”. Entrai in un bar per bere un cappuccino bollente e riprendere coscienza. Il Capo telefonò.

“Scusa se ti avverto solo ora, ma Giuliano è influenzato e ci sono le consegne da fare…mi chiedevo se non potessi farle tu oggi, mia moglie ti sostituirebbe alle vendite”.
Si chiedeva, lui.
“E va bene, sto arrivando” fanculo.

Entrò mio zio. Scambiammo due chiacchiere e gli accennai il fatto che avrei dovuto consegnare qua e là per tutta la mattinata. Avevo il volto e le orecchie paonazze che parlavano per me. Finì che mi feci prestare un piumino rosso che aveva nel portabagagli.
Mi gonfiava come una donnina Michelin, mi arrivava a metà coscia e le maniche quasi mi coprivano tutta la mano. Era un capo vecchio, forse anni ’80, che lo zio utilizzava più solo per lavorare la campagna.

Sembravo strana, agli occhi degli altri. Giacca, cravatta, gonna, stivali, e sopra quel piumino grossissimo e scorreggione. Sembrai strana anche a me stessa quel giorno, per i primi dieci minuti. Subito dopo mi affezionai a lui e imparai a vederlo figo. In quanto agli altri, si abituarono anche loro, dopo. Così continuai a traccheggiare con il piumino rosso fino allo stipendio successivo.
Balenciaga, sei arrivato tardi!

Pensavo proprio a lui la scorsa primavera, quando la mia vicina di casa ha traslocato e mi ha lasciato scegliere tra tutto l’abbigliamento e le scarpe che non voleva più portarsi dietro nella vita. Nel mucchio, c’era un giaccone-piumino, molto grosso. Forse risaliva agli anni ’90, aveva un bottone spezzato che non sostituirò, perché i bottoni non si vedono, restando coperti dal risvolto. La mia ex vicina ne era disgustata, stanca. Per lei era da bidone, per la Caritas sarebbe stato Caritas Deluxe, per me è Balenciaga-style. (È di Romeo Gigli).

Passerelle e shop on line, A.D. 2018: giubbotti e piumini grossi, gonfi, cappotti ampi, anche doppiopetto e lunghi oltre “sotto il ginocchio”. Corsi e ricorsi storici? Per me, non si scorre mai nello stesso fiume.

 

OUTFIT
Giacca: Top Shop; jeans: Top Shop; scarpe: Golden Goose Deluxe Brand, themodist.com; maglia oversize: Top Shop; Clear Purse Belt: Top Shop

 

 

OUTFIT
Cappotto: Top Shop; stivali: Zara; camicia: Belenciaga; gonna: Zara; borsa: Off-White; guanti: Off-White