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Lunedi notte, le due e passa. L’anziana donna che dorme sopra la mia camera è sorda come una campana, e si rifiuta di mettere un apparecchio acustico. Come si rifiutava di andare in sedia a rotelle durante la convalescenza di un’operazione al ginocchio. Forse dovrebbero curare meglio l’aspetto estetico dei prodotti ortopedici. Ci vorrebbe una Bauhaus dell’ortopedia; sedie a rotelle alla Lady Gaga per tutti.

 

Sedia a rotelle Lady Gaga
Sedia a rotelle del designer americano Ken Borochov, per il marchio di lusso Mordekai da deluxeblog.it

La signora deve essersi addormentata con la TV accesa a volume babelico. Al momento c’è qualche rumorosissimo duello in corso. Sto lì lì per riaccendere il telefono o l’IPad, come un’automa, ma riesco a non cedere e mi alzo dal letto.
La TV è un aggeggio che per quanto mi riguarda potrebbe sparire dalla faccia della terra. Non la guardo quasi mai. Mi sono resa conto che è proprio con il medium in sé che non mi ritrovo più, al di là dei contenuti.
Il mio stomaco brontola, poi emette un lungo gorgoglio. Il rumore al piano superiore mi sta nevrotizzando. Decido di cucinarmi un piatto di pasta notturna.
Nella credenza ci sono due pacchi di pasta integrale sigillati e due nidi di tagliolini all’uovo vecchi di molti mesi. Quando l’acqua bolle, butto i tagliolini. Nel frattempo ho ceduto e ho acceso l’IPad.

Approfondisco la storia del completo di Lady Gaga, dato che mi ci era caduto l’occhio prima di addormentarmi. È un tailleur pantalone over-over size di Marc Jacobs che Lady Gaga ha indossato in occasione della 25esima edizione di Elle US Women ad Hollywood. Un completo-statement per un discorso di 25 minuti sulla malattia mentale (tema, ahimè, ancora circondato da vergognosi silenzi e pregiudizi), e sull’aggressione sessuale da lei subita a 19 anni. La scelta del suo outfit si è caricata di più profondi significati.

Qualche volta mi è capitato di sentirmi addosso sguardi davvero pesanti. Una su tutte: avevo 16 anni e ne dimostravo qualcuno di meno. In un pub c’erano due o tre cinquantenni ubriachi. Seduti ad un tavolo vicino al nostro, continuavano a fissarmi insistentemente, con sguardi libidinoso-animaleschi, tanto da far quasi intervenire l’adulto che era con me. E ricordo ancora due emerite merde che, alla fine delle scuole medie, si permettevano palpeggiamenti altamente sgraditi. Qualche volta, da essere umano di genere femminile, mi sono ritrovata a cercare di immedesimarmi in chi ha vissuto un’esperienza così disumana quale lo stupro. Mi sono fatta un film ad occhi aperti, fotogramma per fotogramma, cercando anche di immaginare come avrei reagito, se avrei reagito, cosa avrei pensato o sentito o cercato di non sentire. Ed è stato abbastanza orribile anche solo immaginare.

Gli esperimenti sulla realtà virtuale stanno mostrando come questa possa cambiare il nostro modo di vedere noi stessi e di porci di fronte agli altri e al mondo. In un futuro prossimo si dovrebbe sottoporre ogni uomo all’esperienza di diventare virtualmente donna e di subire una violenza sessuale, iper-realistica, con il terrore, il dolore, persino con i suoni e gli odori. Provare l’esperienza di sentirsi degradati, usati e poi buttati via come una cosa rotta. Sarebbe una specie di vaccinazione di massa.

Per tornare da dove ero partita, il tailleur di Marc Jacobs è molto bello, è sobrio, con in più un filo della stravaganza che è il marchio di fabbrica di Lady Gaga. Ma triste è il pensiero che una donna debba essere costretta a mettersi dentro un bozzolo, un’involucro protettivo (per cosa poi? per sfuggire a dei bruti trogloditi?), o che debba essere costretta a indossare i pantaloni per dimostrare che “porta i pantaloni”. Tutto ciò dovrebbe essere avvilente anche per il genere maschile.

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Scolo i tagliolini e li condisco con dell’olio; me ne scivola giù un po’ troppo e lo integro con altrettanto abbondante parmigiano reggiano grattugiato e pepe.
Inizio a mangiare. Leggo che Lady Gaga sta ricevendo le lodi per la sua performance di attrice in A Star is Born. Controllo il botteghino: il film è primo, seguito da Venom. I Little Monster hanno riempito il web di recensioni negative su Venom, colpevole di essere uscito in contemporanea con il film della loro beniamina. Quelli dell’altra squadra hanno ricambiato. Dei due ho visto solo Venom, nonostante avessi già letto le bastonature della critica non-Little Monster. Si è scelto di comprendere un pubblico il più vasto possibile, inclusi bambini di 8-12 anni, e dunque il prodotto è edulcorato. È da vedere in lingua originale, con i sottotitoli. In italiano resta la bellezza immensa di Tom Hardy, tutte le sue diverse e continue sfumature di gestualità e mimica. Ma si perde il succo della sua recitazione, le modulazioni di voce, i cambi di voce, i mix di accenti. Ci sarà il girone dei lingua-mozzata-senza-anestesia per tutti coloro che sulla terra hanno osato doppiare Tom Hardy.
Mentre metto il piatto in lavastoviglie, mi viene in mente che Venom sarebbe la maschera che sceglierei per Halloween. La cerco per ammazzare il tempo, con gli occhi sbarrati e i timpani rimbecilliti.

 

Influencer costume
Costume Halloween da influencer, urbanoutfitters.com. Curiosando mi sono imbattuta in un articolo che menzionava questo costume. Il fatto che si sia concepito un tale costume, significa che il mostro social dell’influencer, mostro clone, personaggio da film tipo Invasion, sia ormai digerito. Il costume comprende solo reggiseno e leggins, che si possono riutilizzare per il fitness, mentre occhiali, sneaker e parrucca sono a parte

 

Di sopra la TV macina ancora chiassosa immondizia, quando, vinta, mi riaddormento.

Al risveglio i tagliolini sono lì bloccati nel mio stomaco. Sento la signora (gridare) al telefono con il suo nuovo compagno, ma la TV è stata spenta. Accendo la mia allora, come non mi fosse bastata la sua. Telecomando = zapping. È la fascia oraria delle pubblicità di montascale, carrozzine e scooter elettrici, letti rotanti e reclinabili; pubblicità con luci squallide e casarecce ai limiti dell’osceno. Siamo alle televendite di rulli anti ciccia, di guaine comprimi ciccia (tante volte non avessero funzionato i rulli). Queste le trovo gustose, mi ci soffermo. Sono ben montate e costruite sull’iterazione. Anche quelle dei coltelli mi piacciono. E siamo alle televendite di materassi. Perché, mi chiedo, perché, per vendere un materasso, ci si devono infilare prosperose ragazze in lingerie, che si muovono sinuose e si distendono invitanti? Compra il materasso, e avrai tutto il pacchetto. Stai fresco! E intanto passa una rappresentazione della donna come disponibile, sempre, come una squillo. Anzi, peggio, perché con una squillo c’è una transazione, un do ut des: qui invece è tutto fuori contesto, privo del filtro dell’ironia. Qui siamo alla bambola gonfiabile fattasi carne ed ossa. Non è forse questo svilire anche un uomo, al quale ci si rivolge parlando solo alla parte di cervello rettile? Un uomo privato della corteccia superiore. Che poi, i materassi li comprano solo gli uomini? Si ragiona in modo automatico: tu infilaci là la gnocca disponibile, che non si sa mai.

Ho acidità di stomaco fino a metà giornata. E benché ormai dovrei aver digerito anche i sassi, la sensazione di non aver digerito persiste. Ho un parassita gigante nello stomaco, senza il plus dei super poteri.

 

OUTFIT
Maschera Venom: tuugo.it; giacca e pantaloni: Zara; scarpe: Dolce e Gabbana; smalto: 80 Gothic Lady, Douglas; anello: Marni

 

 

 

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