Kilt&Black

Proprio mentre sto chiedendo al valletto se posso salire di sopra a cercare due amici, eccoli che scendono la scalinata del vecchio palazzo nobiliare. Encolpio e Ascilto, che si aggirano tra i tentacoli della movida.
_ Veniamo su anche noi?_ dico.
_ La festa fa abbastanza schifo, noi andiamo via. Se vuoi vai pure a dare un’occhiata, suonano Maracaibo_ dice Encolpio.
Passo la mano.
_ Ci saranno stati 20000 euro di sbiancamento anale là sopra, no, ma che dico, 40000 euro_ dice Ascilto, con la finezza che gli è propria. Gli si da atto di rendere l’idea in maniera colorita ma chiara.

E così finiamo per andare a bere nel bar di fronte.

A metà della seconda birra, entro e mi metto in fila per andare alla toilette.
Mi accorgo che attorno a me sono praticamente tutti vestiti di nero. Oh cavolo, anche io! ma è perchè ho avuto una complicata faccenda di scarpe. E non è che mi senta veramente me dentro questo nero. Però ho in testa uno strepitoso cappello stile Borsalino, senza il quale mi sentirei davvero di aver firmato, da sonnambula, una acquiescienza alla medietas più trita.

Anche poche mattine fa per strada erano tutti in nero. Spiccava perciò una signora con un ampio cappotto di tartan, sul verde, e uno grosso fular attorno alle spalle, sempre di tartan. Sembrava quasi un grande kilt, di quelli antichi, che erano pezzi di stoffa tanto grandi da bastare per poter essere arrotolati attorno alla vita e avanzare ancora per farli passare poi sopra la spalla. Perché sì, sono andata a leggermi un po’ di storia e ho scoperto che, per quanto scozzese si pensi sia il kilt, quello moderno deriva da un’invenzione di un inglese. Un quacchero del Lancashire chiamato Thomas Rawlinson. Questi quaccheri me li ritrovo spesso artefici di qualche bella invenzione o sostenitori di grandi cause, quelle che fanno ancora sperare nell’umanità. Devo riconsiderarli meglio. Potrei elaborare un piano Z bis ed entrare in una loro comunità. Dunque, Thomas Rawlinson. Intorno al 1720 si mise in società con Ian MacDonnell, capo del clan dei MacDonnell di Glengarry, per produrre carbone dalle foreste attorno ad Inverness e per fondere ferro. Osservando i lavoratori che aveva impiegato intenti ad abbattere alberi con addosso il grande kilt, si rese conto di quanto questo fosse ingombrante e scomodo per tali compiti. Fu così che assieme ad un sarto locale, trovò la soluzione separando la gonna e rendendola un indumento distinto con pieghe già cucite, che lui stesso iniziò ad indossare. Quando anche il suo socio Ian MacDonnell indossò questo nuovo tipo di kilt, detto piccolo kilt, tutti gli altri seguirono l’esempio del capo clan. Nel 1746 re Giorgio II impose il “Dress Act”, con il quale, tra le altre misure, pose fuori legge il kilt, perché parte e simbolo di un sistema da clan che minacciava la struttura di potere del governo centrale. Per fortuna il divieto restò in vigore solo 35 anni.


Tartan wool-blend trousers, matchesfashion.com burberry. Questi me li infelerei ora e me li toglierei a gennaio


Sgomito per uscire dal bar gremito e torno al tavolino all’aperto. Ci ha raggiuto Nora; l’unica non in nero, abbigliata in uno stile francese vagamente anni ’70. Vuole scambiare il suo basco color sangue con il mio cappello, per una diecina di giorni. Vedremo se riusciremo a riscambiarceli entro i prossimi due anni. Butto là il mio piano Z bis di farmi accogliere in una comunità quacchera. Sento qualche sghignazzo. Encolpio mi rammenta che i quaccheri furono tra i principali fautori del proibizionismo.
_ I quaccheri non bevono, niente “bevi responsabilmente” o cose del genere, niente di niente. Teetotal- dice.
Traccio una spessa riga nera sopra al piano Z bis e finisco la mia birra. Ci deve essere, sotto sotto, più in profondità dei diversi motivi per cui lo si fa, un certo gusto nel proibire a se stessi e, più oltre ancora, agli altri. Un certo senso di dominio, sul sadico. 

Andando via, rivolgo uno sguardo al piano superiore del palazzo e ho una visione trash-sorrentiniana. Le donne con indosso dei mini kilt, senza biancheria intima, come kilt comanda, gli ani sbiancati che ondeggiano assieme ai gonnellini che fanno su e giù, e gli uomini con grandi cappelli da quacchero che gli scodinzolano intorno cantando ubriachi, tra le volte, i capricci e gli affreschi tardo-rococò e neoclassici, balla al Barracuda, si’ ma balla nuda, za’ za’. 

Che novembre che ho passato, come dentro un sottomarino in immersione profonda, a girarmi i pollici in attesa dell’ordine di riemergere in superficie.
Urrà, ho un punto rosso in testa e ci sono le luci delle feste.

Giubbetto bomber: Vivienne Westwood; scarpe: Vivienne Westwood; calze: Vivienne Westwood; portamonete: Vivienne Westwood; pullover fine in lana merinos: H&M; kilt: houseofbruar.com

Bibliografia

https://en.wikipedia.org/wiki/History_of_the_kilt

http://www.sterlizie.com/fashion/scozia-tartan-e-storia-del-kilt-infografica/

https://www.visitscotland.com/it-it/about/uniquely-scottish/kilts-tartan/

2 pensieri riguardo “Kilt&Black

    1. la copertona se la gestivano a seconda delle stagioni climatiche avvolgendola in maniere diverse, e poteva servigli anche come coperta, appunto, all’occorrenza. Qualcuno dice che usassero già da prima qualcosa di simile al piccolo kilt, ma non c’è niente di documentato al riguardo, e comunque a non rendersi conto di quanto fosse scomoda neppure quando disboscavano…non erano certo geni creativi. Il kilt verde deve seere anche mio!

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