La domenica dei folli

Ci risvegliamo al rumore degli elicotteri che galleggiano nella luce del sole, poco sopra le nostre teste. Io scendo dal letto caldo, apro il finestrone e gli elicotteri entrano nella camera tra scaglie di polvere e strisce di pulviscolo brillante. Sono in preda ad un incredibile, giulivo buonumore mattutino. Rido alla grande bocca rossa appesa alla parete dietro al letto.

“Alzati, alzati. È ora, anzi è tardi.”

Le mie risate si infilano tra le pale degli elicotteri che volano e l’orizzonte è tutto labbra di Man Ray. L’Heure De L’Observatoire – Les Amoureux.

Vestirsi, alla svelta. Velluto a costine, tante costine quante sono le mie risa.

Orari degli autobus: uno ogni secolo, e qualche secolo a caso, verrà saltato.
Cogliamo l’attimo del secolo giusto. Intrepidi, veniamo sballottati verso la stazione, à la gare comme à la guerre.

Le lamiere e i bulloni del treno cigolano. Questo non è un treno, questo è un macinino, una carretta, non arriverà mai a destinazione. Trasformiamola in una diligenza, allora. Così io salgo in cima al primo vagone, mi ci metto a cavalcioni e schiocco una frusta in aria incitando i cavalli.
Un ciaf al nevrotico bisogno di sicurezza. Un altro ciaf alla funesta uniformità. Noi siamo i profondi, siamo gli abbaglianti.

“Più veloci cavalli!” noi deflagriamo, abbiamo 4680 weekend e poi moriamo.

“Ehi tu, là sopra, arresta, siamo arrivati”
“Whoaaa!”

Le ruote affondano tra le zolle della fermata chiamata Divina Bolgia della Domenica dei Folli.

Ci imbrattiamo di terra e di vino. Ci spostiamo tra cerchie di beati dannati. Al centro della bolgia, tra filari di viti spoglie, c’è una monumentale bottiglia di Sagrantino, giusta per le proporzioni delle labbra di Man Ray. Abbarbicato al collo della bottiglia, come un koala, c’è un ragazzo in pieno stupore alcolico.

Scorrono fiumi purpurei. Anche le labbra diventano purpuree.
“Che si faccia scendere quel ragazzo dalla bottiglia!”
“Ma che fate, lasciatelo stare, non vedete che faccia gioconda che ha?”
“Ma che dici, bisogna che qualcuno salga e lo sciolga da quell’abbraccio.”
Non se ne trova uno che se la senta di salire là sopra ad aiutarlo. Qualcuno propone di cercare una scala e appoggiargliela sulla bottiglia così che il ragazzo possa venire giù più facilmente.

Quando in cielo compaiono striature di nuvole purpuree, la scala è dimenticata. La bottiglia con il ragazzo koala è diventata il totem dei celebranti.

“A bordo, ultima chiamata!” è il treno del ritorno. Stavolta guida il macchinista.
L’incanto è finito. La bottiglia è tornata alta sui 30 centimetri.
Il ragazzo si sveglia dal suo sogno stupefacente, rannicchiato tra le zolle di terra, ritrovandosi la bottiglia vuota tra le ginocchia.

Nel vagone c’è un disabile mentale che emette lo stesso suono gutturale ehooo ehooo a voce molto alta. La donna che gli sta accanto, dopo circa un’ora di viaggio, gli dice “piantala adesso, shh!”. Lui si zittisce di colpo. Si concentra sulle mie scarpe e sull’orlo dei miei pantaloni infangati. Poi alza lo sguardo e mi rivolge un sorriso complice.

OUTFIT
Pantaloni: Rollas, bonadrag.com; maglia: Shaina Mote, bonadrag.com; bomber: fc-moto.de; sneaker: Hide & Jack; cappello: Iuter, atipicishop.com iuter; rossetto: Liptensity Lipstic, Claretcast, Mac

P:S: Almeno su una cosa l’Europa pare trovarsi d’accordo. John Bercow, speaker della Camera dei comuni del Regno Unito. Il totem del parlamento dei folli. Un paese ancora capace di esprimere uno che dice “ordine” come lui, e che sceglie quelle cravatte, non affonda. Manners maketh man. I modi definiscono l’uomo. Ordeeer!

3 pensieri riguardo “La domenica dei folli

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