L’ im(maculata) concezione del bianco

Sono seccata, sono arrabbiata. Di più: sono molto adirata. No, più ancora: sono furibonda, mi ribolle il sangue. Non si dovrebbe fare nulla in un tale stato, giusto qualche ampio respiro zen aspettando che il sangue non sia più in ebollizione, perché sono queste le condizioni più promettenti per combinare casini e commettere errori madornali.

Mi si affaccia alla mente il volantino di una nota catena di negozi di abbigliamento, fascia hard discount, che mi sono trovata tra le mani. Alla pagina con didascalia “dettagli pregiati” ho pensato che il cesso dove mi trovavo fosse proprio il posto giusto dove mettere quel volantino. È roba brutta in partenza, che con l’aggiunta azzardata dei dettagli pregiati scivola ancora più in basso. Meglio stare fermi, mantenersi sul semplice, il più possibile, e non tentate la sorte con pretenziose pregiatezze. Si rischia di andare a parare nella tristezza infinita.

Nonostante tali considerazioni, eccomi qui che scrivo, invece di non fare niente e attendere di placarmi. Sempre meglio di prendere a schiaffi il primo che capita.
In verità, dopo questo mio traccheggiamento su ira e pietosi dettagli pregiati, ora che sto arrivando al punto, mi sento meno incazzata. (intendevo questo punto ortografico appena passato)

Sono pronta per qualche respiro zen.

Primo respiro zen. Tilda Swinton. Nel film Suspiria di Guadagnino. Visto prima dell’arrabbiatura. Un viso fiammingo con qualcosa di leonardesco. Alza un braccio, fuma una sigaretta e sei sicuro che il mondo è un posto degno per viverci. Con un suo sguardo ti arriva l’amore che sta provando, lo senti come il personaggio cui è diretto. È lo sguardo che vorrei vedere stanotte prima di addormentarmi.

E non mi sono minimamente accorta che Tilda Swinton interpretasse tre ruoli. Un’aliena, da un’altra galassia.

Digressione. Il film è ambientato nel 1977, in omaggio all’originale girato da Dario Argento proprio in quell’anno. Le ambientazioni in decenni passati permettono di aggirare i paletti sempre più numerosi del politically correct; per esempio, far fumare i personaggi. In Suspiria la cosa è sfacciata. Fumano persino nella sala prove della scuola di danza, durante il riscaldamento e le prove stesse. Parecchio, a catena di montaggio.

Più in generale, il politically correct ha le sue ammirevoli ragioni, ma non sarà che la cosa stia sfuggendo di mano? che si stia trasformando in ipocrita, angusto dogmatismo, dove tutto sembra cambiare in superficie mentre tutto resta allo status quo nella realtà? Stephanie Land è una madre single che ha lavorato come donna delle pulizie nelle abitazioni dei super ricchi, prima di diventare scrittrice. In quelle case ha trovato oppiacei, pornografia, e un freezer pieno delle super nemiche, odiatissime sigarette.

Secondo respiro zen. Il bianco. La fase di stanchezza del nero si è progressivamente acuita e, passando per vari colori, sono arrivata alla fase bianca. Due colori estremi. Fuga dalle mezze misure? può darsi. Del total black non ne posso più. Il total white-noli me tangere può risultare stucchevole. Meglio sporcarlo con un punto colorato, rosso, verde o blu.

Terzo respiro zen. La neve. Ogni cristallo ha una struttura diversa e nessun fiocco è creato uguale ad un altro. In natura vige la varietà. Viva!

La frase di Martin Luther King “un giorno la paura bussò alla porta, il coraggio si alzò e andò ad aprire e vide che non c’era nessuno” vale anche così: “un giorno la rabbia bussò alla porta, la quiete si alzò e andò ad aprire e vide che non c’era nessuno.”

OUTFIT
Giubbetto: Levi’s, farfetch.com; stivaletti: Ugg, zalando.it; jeans: WR.UP® SHAPING EFFECT, freddy.com; dolcevita: Ugo Boss; maglia: Manila Grace

https://www.theguardian.com/books/2019/jan/23/porn-opiods-cigarettes-what-cleaner-saw-in-america-homes-staphanie-land-maid

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