Monomaniac

Area fumatori aereoporto di Zurigo.

L’area in questione: una saletta stipata di tabagisti avvolti in nubi di fumo malefico. Un piccolo lusso rispetto ad altre situazioni dove le aree fumatori sono più scarse o ancora più lillipuziane. O ad aereoporti privi di aree fumatori, che è come ti dicessero: fumatori! poenitentiam agite e non fumate più. Dove ci sono le micro sale invece il messaggio è: reietti, non riproducetevi più, estinguetevi, morite più alla svelta possibile come sardine che soffocano in un barattolo di catrame.

Questa settimana le mie sigarette sono anche aumentate di prezzo. Volevo iniziare una protesta liberatoria di fronte alla tabaccaia ma mi sono subito fermata. Ho almeno il pudore di evitare di lamentarmi. Non è mica pane, è un vizio schifoso. Sono uscita dal tabacchi muta e scornata.

Che cosa è poi il tabagismo? essere bloccati alla fase orale, essere monomaniaci del piacere orale? eppure, fumando ad occhi chiusi, il 99% del piacere scompare. Quindi ci deve essere sotto qualcosa di più della fase orale, deve trattarsi di una faccenda più sinestetica.

Ma torno alla saletta fumatori dell’aereoporto di Zurigo. Ad un tratto, le spire di fumo delle sigarette si sono fermate a mezz’aria, immobili. Alcuni dei visi dei presenti si sono alzati dagli smartphone. Le parole si sono azzerate e tutti gli occhi, per una frazione imponderabile di esistenza nella quale il tempo spazio sembrava bloccato o sparito, sono restati puntati su di lui, il ragazzo appena entrato nella stanza del club dei viziosi.

Lui era semplicemente bellissimo. Di una bellezza non pericolosa, non carnale. Da contemplazione apollinea, a livelli sublimi. Lo guardavano anche gli uomini (statisticamente, non è possibile che siano stati presenti solo gay). Una divina monstruosità che ha fatto uscire tutti noi dall’ordinario. Poco dopo l’ho rivisto seduto sull’aereo per Roma mentre percorrevo il corridoio diretta al mio posto. Non ce l’ho fatta a non guardarlo ancora. Anche lui mi ha guardato negli occhi. Chissà che pensa di me, ho pensato.
Lo avrei messo sul comò per rimirarlo come fosse un’opera d’arte. Solo un letto, un comò e lui. Per una dose di monomaniacale, platonica contemplazione quotidiana.

Altra monomania: il cibo. Questa settimana ho saputo che un’amico che non vedo da qualche anno, si trova in un centro per disturbi del comportamento alimentare. Qualsiasi siano i motivi, personali, sociali, social, massmediali, e qualsiasi siano le modalità di sfogo del disturbo, il pensiero è qui risucchiato in blocco dal cibo.
L’ultima volta che ho visto questo mio amico eravamo invitati ad una cena, saremo stai una diecina, durante la quale si era creata un’atmosfera calda, intima. Ma lui, e gli voglio bene, ho finito per non sopportarlo più. Esisteva solo lui, i casi suoi, i problemi suoi, le storie sue. Aveva bisogno di una corte, non di amici. Allora forse la vera monomania di certe persone è l’io, il non essere stati capaci di uscire dal bozzolo stretto meschino dell’io, rimanere concentrati solo su di sé. Gli altri sono un pretesto. Facevo la brava ascoltandolo con la faccia comprensiva, mentre osservavo le sue pose, facevo attenzione alle sue intonazioni, sentivo il suo disperato bisogno di essere ammirato, (di riuscire ad ammirarsi), e non ne potevo più. Una squisita sensibilità la sua, schiacciata dalla pesantissima monomania di un fragile ego accentratore.

Cliniche, o centri per disturbi e dipendenze. Li rinchiudono con altri per riprogrammarli. Sedute di gruppo, vita di comunità. Per farli arrivare a capire “ehi baby, tu non sei il centro del mondo, sfissati da te stesso.”

Sempre questa settimana è morto un gigante, Kaiser Karl Lagerfeld. Vestito da anni allo stesso modo, potrebbe essere sembrato affetto da una qualche forma monomaniacale. Dietro la maschera di inaccessibilità, impenetrabilità, c’era di quando in quando un arricciamento del labbro, uno schizzo di sorriso che apriva uno squarcio sulla (sua) persona. Ed era andato già oltre la maschera, oltre la vecchia serialità di Warhol, riproducendosi versione manga, o bambolotto, o pupazzo corredato del suo pet, l’adorata Choupette. Quasi un’emoji.

Oh, le emoji. La mia mania. Sto arrivando a non riuscire più a scrivere un messaggio alfabetico. Vorrei comunicare solo con emoji e pittogrammi, e con gli intimi sto già sviluppando un abbozzo di grammatica da piccolo circolo. Marshall McLuhan aveva previsto nel 1986 dove si fosse andati a parare: “quando (la decentralizzazione) viene applicata a nuove forme di trasmissione elettronica di messaggi, come il teletest e il videotesto, essa trasforma rapidamente i testi sequenziali alfanumerici in segnali ed aforismi multivalenti; con ciò si ottiene una sintesi dei messaggi in forma ideografica, quasi fossero dei geroglifici.” (Il villaggio globale, XXI secolo: trasformazioni nella vita e nei media, Marshall McLuhan, Bruce Powers.)

Ultimamente sono più in fase stickers. Ne mando in continuo.

Saremo anche una civiltà sull’orlo di tornare agli ideogrammi e ai geroglifici. Ma per ora, tra fissazione alla fase orale, faccine, tazze antropomorfizzate, palle che richiedono coccole e vogliono fare la nanna, mi pare di essere tornata all’asilo d’infanzia. Ed è divertente.

Alla fin fine, tendenzialmente sarei una monomaniaca. Quello che mi argina è che sono anche, come mi ha definito la mia amica Nora, tanto stufereccia.

OUTFIT
Monocromatismo monomaniacale bordeaux. Vestito: Anna Field, zalando.it; calze: starshiners.com; scarpe: Victoria Beckham; cappotto trench: Michael Kors; borsa: Michael Kors; occhiali: Gucci; portachiavi e cover Iphone: Karl Lagerfeld

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...