Fake

Mi è tornata in mente una vecchia enciclopedia che la mia amica Elisa si era portata via dalla libreria della zia. La chiamo enciclopedia perché non saprei come altro definirla. C’era dentro un pot pourri di arredamento, giardinaggio, cucina, hobbistica…un super manuale di tuttologia femminile anni ’60-’70 circa.

Elisa si era soffermata sulle pagine dedicate alle diete; leggeva ad alta voce titoli astrusi. Mi ricordo la dieta del fantino, che é essenzialmente quella che oggi si chiama paleo diet, o comunque una di quelle diete che rientrano nel gruppo diete iperproteiche. Ricordo la dieta della birra. “Eli fermati, questa è interessante.” E poi la parte più divertente, con cui siamo andate avanti a riderci per mesi, dove si descrivevano i tipi di fisici. “Eccomi, questa sono io” aveva detto Elisa, “fisico con le cosce alla zuava!”

Avevo pensato che aspettando i risultati della dieta e degli esercizi, si potevano nel frattempo indossare i pantaloni alla zuava. Un camuffamento per analogia, assecondante, direi. È il pantalone alla zuava, mica la coscia! Là sotto potrebbe nascondersi una coscia da ballerina.

Postilla: fisico cosce alla zuava è il termine vintage per quello che oggi si chiama fisico a pera, credo. Corpo a zuava, a pera, o forgiato nell’acciaio; ma non sono comunque più belli i pantaloni alla zuava, rispetto ai cropped pants che ancora circolano? Ma non sarà ora che qualcuno dica “il re è nudo!”, “i cropped pants sono ridicoli!”

Una maestra del camuffamento rischia una condanna a 15 anni di carcere. Anna Delvey. Ereditiera milionaria di origini tedesche, che fino a poco tempo fa viveva nell’alta società newyorkese ed era in procinto di aprire una fondazione di arte contemporanea. Ma Anna Delvey era in realtà la maschera di Anna Sorokin, imbrogliona di origini russe, figlia di un camionista. Una maschera perfetta che ha ingannato tutti per anni. Perché la maschera riuscita è quella che non lascia trasparire una vera personalità, che rinuncia a ogni peculiarità. E vai con le felpe col cappuccio Supreme, le sneaker nei momenti di relax, i capi e gli accessori best seller della fascia lusso. Lo standard, con filtro caviale+ jet privato. Ogni tanto le è uscito qualche outfit da ragazzotta-di provincia-in tiro, che sarà stato ritenuto originalità.

Mi chiedo se una vera milionaria newyorkese di Soho sarebbe riuscita ad ingannare il milieu working class degli immigrati russi con una maschera altrettanto efficace. O una pariolina a mimetizzarsi a Torre Maura.
Ed ecco il canovaccio de Il principe e il povero, o di Una poltrona per due. Filone d’oro sempre affascinante. Sulla signorina Sorokin è già pronta una serie Netfix. Lei ha espresso le sue preferenze su quali attrici le piacerebbe interpretassero sé stessa.

Il traccheggiamento della Brexit è al capitolo ennesimo. Non credo proprio possa risolversi in una finzione, in un nulla di fatto finale. Per ora sembra sempre più Teatro dell’assurdo sfuggito dal palcoscenico per diventare pirandellianamente vita, carne.
La lingua inglese, nel frattempo, plastica com’è, più svelta della classe dirigente inglese, si è arricchita di un nuovo vocabolo. To brexit. Siete ad una festa e ad un certo punto, mettiamo un Alessio, saluta tutti e dice di andarsene. Passa un’ora e Alessio è ancora là che vaga per le stanze.
“Ma non doveva essersene andato?”
“Alessio sta brexitando.”

OUTFIT
Top, gonna e giacca: meandam.com; sandali e orecchini: Jacquemus; occhiali: Miu Miu

https://garage.vice.com/en_us/article/d3kd3q/anna-delvey-grifter-fashion

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