La cavaliera azzurra

Che pizza questo, un’ora che parla e non s’è capito un tubo. Tangenti, tangenziali, rette oblique, enti invisibili, punti zero. Parlare, parlare senza dire niente ma attrarre, persino emozionare, come i migliori cartomanti, i rimescolatori di carte o gli imbroglioni di professione. È un’arte. Ma questo, (che ha creato grandi loghi per grandi aziende, dunque gli invisibili enti hanno più che germogliato dentro la sua quadrata testona), è proprio soporifero. Al bar di sotto, prima che iniziasse la conferenza, si è bevuto un grappino. Ciò aveva contribuito a far crescere le aspettative su di lui. Aspettative che da un pezzo sono state annichilate. Iniziamo a messaggiarci stronzate come studenti alle medie. Sta parlando, dilungandosi, di Vasilij Vasil’evič Kandinskij, la sua ossessione, è evidente.
“Le opere di Kandinskij le appendono nelle aule degli asili. Giustamente ” diceva il mio professore di estetica.
Parla mantenendo gli occhi fissi, sempre rivolti avanti, verso un punto zero. Bloccati come la noia di una quarantena su una nave da crociera ferma a largo.
All’uscita, quando la messa è finita, Francesca ci invita a mangiare lenticchie a casa sua. A Francesca piace tantissimo Kandinskij. Francesca è vegana. Le conosco le sue lenticchie, gigantesche, alternative, piene di spezie indiane, con cui ho l’impressione che i vegani condiscano spesso i cibi loro permessi.
“Francé, ma manco il miele? perché ti proibisci il miele?”
“È impuro.”
Ma che è, una religione?
Francesca, cara, grazie dell’invito ma ho bisogno di tornare a casa. Fossero state lenticchie con un filo di extra vergine a crudo, almeno per una volta. Eh no, troppo poco alternative a programma, probabilmente.

E chi ti incontro, strada facendo, se non il mio venditore ambulante numero uno? E che altro posso comprare da lui, dopo una pallosissima conferenza, se non una collana con un ciondolo a sfera che suona? Dammi quello vero del Burkina Faso, come c’eravamo accordati, non quell’aborto di copia, che stai spacciando ultimamente, patacca di latta cinese, che se fai appena un po’ di pressione la sfera ti si accartoccia tra le dita, patacca capace di rendere il nulla la più sublime delle alternative.
Non è che ce l’ho con i Cinesi, ma che debbano rivedere qualche fondamenta, se ne cominciano a rendere conto da soli.

Compirò qualche scorribanda notturna con la sfera che fa plin plin appesa al collo, poi domani, domenica, sarò La Cavaliera dal Pigiama Azzurro, rinchiusa nel suo castello a fare binge watching di Altered Carbon. Vita piatta? Sparati in vena vite vicarie dopate.

Ragionando per assurdo. Se Joel Kinnaman e io ci innamorassimo, e lui fosse un cavaliere vegano senza macchia, incorruttibile di fronte a ogni impura tentazione, potrebbe durare tra noi?
Mi sto mettendo in difficoltà da sola con tali domande.

Cappotto: H&M; vestito: Missguided, zalando.it; basco: ebay.it, scarpe: Nicholas Kirkwood, it.forzieri.com; rossetto: Fenty Beauty Mattemoiselle Plush Matte Lipstick, sephora.it

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