Eden ritrovato

Almeno, i miei due untori so chi sono. Mi ritrovo a vestire più spesso che posso come il detective Stephen Holder e a fare le mosse con la bocca e il viso, a intensificare e inumidire lo sguardo come la detective Sarah Lindon. Senza sforzi recitativi. È che sono stata contagiata. L’esposizione al messaggio, massiccia e concentrata nel tempo, ha giocato la sua parte; quattro stagioni di The Killing in meno di due settimane, cinque sere su sette.

È il fine settimana e posso (per scaramanzia, posso ancora) uscire. I panni di Holder, sneaker, felpa grigia con il cappuccio, giubbetto bomber, giacciono sparsi tra la sedia e il pavimento della stanza. Mi proibisco di rientrare nella confort zone del suo costume.

Appropinquandomi verso l’armadio per mettere insieme la tenuta femminile e elegante che più o meno mi sono già figurata in mente, sento calare addosso una certa inquietudine.
Allora vediamo; vestito corto con le maniche grosse, calze, sandali con tacco, il ciondolo con la palla che suona. Sono stata edotta sul fatto che questi ciondoli li mettono le donne incinte. Dunque sono perfetti per me, sempre incinta della bambina che ero/sono. Ho smesso di tentare di sbarazzarmi di quella bambina. La cullo, la tranquillizzo, la lascio giocare con il ciondolo. Non mi macchierò di un infanticidio.

Infilo il vestito con fretta, e con una punta di astiosità. Lo tolgo, ho scordato le calze, prima le cose prime, poi di nuovo il vestito, infine i sandali. No, meglio gli stivaletti, che sono nella scarpiera in terrazza, dove mi dirigo per prenderli, controvoglia ma temeraria. C’è il giaccone da scegliere…
…il vestito non me lo sento oggi, forse la gonna, la camicia, il maglione, seduce yourself first, dice Kamand Kojouri…non mi sento per niente sedotta da me stessa e nero su nero no, e intanto l’inquietometro sta sballando, e allora tolgo la gonna, la camicia, gli stivaletti, via, via, via, come se tutti questi indumenti mi bruciassero addosso. Sfilate infine le calze, mi sento San Francesco spogliato. Mi sento come se avessi ritrovato l’Eden.

Raduno i componenti del costume Holder e inizio ad infilarmici dentro con serenità, come dentro un’accogliente vasca d’acqua calda. Cambiamo almeno jeans. Ne ho ereditati una quantità oscena. Pile; a zampa, anni 90, a vita bassa, skinny, a vita alta, larghi, stretti, a sigaretta, boot cut, boyfriend, cheap, lusso. Scelgo il paio di Jacob Cohën, taglio dritto, due binari, modello J711-S, qualità e rifiniture assurde, tessuto giapponese e artigianato italiano. Mi fa il sedere un po’ maschile ed è l’effetto che mi si indossa stasera. Non capisco di che anni sia, forse primi anni 00, ma è comunque un caso a sé stante.

Ora mi sento libera, libera e pure auto sedotta. Libera, ma senza più voglia di andare fuori. Dimoro in questa felpa. Mi dimoro.

Arriveranno e vorranno uscire. Metterli davanti al fatto compiuto, cucinare qualcosa di strepitoso, semplice e veloce. Ma cucinare mi agita e l’inquietometro va mantenuto su numeri algebrici. Potremmo ordinare. Cinese. Sì che non m’andrebbe.

Esco, con i Cohën cimosati e un microgrammo di contentezza attaccato sotto la suola delle sneaker.

Felpa e bomber: H&M; jeans: Levi’s, maxisport.com; T shirt: Fruit of the Loom, dalavoro.it; sneaker: Puma Cilia, zalando.it; collana: nonsoloargenti.com; rossetto: classico bordeaux 7, zahida-darkskinmakeup.com

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...