Un giorno. A caso.

Nonostante una presenza del tutto nociva, malefica, Lovecraftiana, sia entrata e si sia piazzata dentro l’ultimo sogno che ho fatto, mi sveglio naturalmente alle 6.53, le membra riposate e la mente lucida. Sfilza di indizi dai quali si deduce che c’è qualcosa di grosso che non quadra.

Tuhin mi da sue notizie dal Qatar. Pure là sono in lockdown, anche se, essendo un paese musulmano, tenta di spiegarmi lui, una specie di lockdown c’era già prima della Situazione. Uhm, almeno non ci sono arrivati del tutto impreparati. Mi ha mandato il video di un bambino che canta in un talent indiano, con una voce bellissima, da ragazza. E giú tutti i giudici, adulti, a fare facce da format, bambinesche, sorprese, allibite, e puranche ricolme di delizia. Mi chiedo che ne sarà del piccolo con l’arrivo delle prime scariche di testosterone.

Stefano invece mi ha mandato il video di una che dice, parole sue, di essersi rotta il cazzo con le raccomandazioni sullo stare a casa e le frasi poetiche. Vuole il cazzo. Però ragazza, come sono brutte e volgari le unghie lunghe a punta. Comunque, il bisogno è legittimo. Potrebbe venirle incontro a mezza strada Monika Makarewicz, fondatrice della Godemiche, una delle poche piccole imprese che sta facendo soldi nell’infuriare della Situazione. Godemiche è la parola francese per dildo.

Leggo un link: tarda mattinata di mercoledì 15 aprile, 26 enne viene fermato dalla polizia mentre passeggia in un parco di viale Regina Margherita a Rimini. Alla domanda degli agenti per quale motivo si trovi lì, il ragazzo fornisce una spiegazione filosofica. Scosso nell’animo in seguito alla quarantena, ha deciso di uscire per fare una camminata di meditazione e “riflettere sugli sbagli fatti nella vita”. Multa+Oscar.

Il Razzie Award invece lo do all’ideatore delle cabine in plexiglas per le spiagge. La proposta ha avuto vita breve, ma è una di quelle che rientrano nel gioco senza fine di chi la spara più grossa. Scommetto che qualcuno ci si sarebbe ingabbiato davvero in quei cubi di plastica.

Per le 8 di sera, sono finalmente scesa dalle montagne russe di minimo un migliaio di stati d’animo. Lassa, mi sto abbandonando ad una certa dolce atarassia, quando arriva una telefonata da Stefano.

“Ho capito adesso, è un’isteria collettiva, damme retta, so convinto, è solo un’influenza normale, io adesso esco, bisogna uscire dal gioco…”
Hiiii! è in regressione totale. Si è fatto tutto il viaggio a ritroso fino al negazionismo.
“Stè, torna in te, che cavolo stai dicendo?”
“ma tu lo sai in che situazione sto io…”
“ognuno c’ha la sua Stè…”
“dai io ti vengo a trovare, mi offri il caffè, sei la persona che mi abita più vicino”
“non ci provare nemmeno, non voglio sentire sballonate” chiudo. Se si azzarda a venire gli butto la pece bollente dall’alto delle mie mura.
Dopo un paio d’ore mi richiama. Si è bevuto quasi una bottiglia di vino in solitaria e sembra essersi ripreso.
“Scusa non so che m’era preso”
“tranquillo”
“ma che ci sta succedendo a tutti?”

Benvenuti nel nuovo format globale: Pandemic! siete tutti concorrenti. Trullallero trullala.

E ora, la notte.

Camicia: Vivienne Westwood; pantaloni: Loewe; scarpe, occhiali e orecchini: Giorgio Armani; candele: Godemiche, g-silicone.com

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