Alla ricerca della scarpa perduta

Lo osservo da dietro, mentre seduto alla scrivania, tenta di estrarre la sim dal telefono. Ha i capelli rasati con la macchinetta sul 2, cortissimi come piacciono a me. La schiena e le spalle, mentre maneggia con un ago nel buco dello slot, sono ampie. Dice sempre che sono sproporzionate rispetto alla testa. Indossa la T shirt nera di Black Angus Records.

I pantaloni neri sartoriali un po’ logori gli danno quel tocco di trascurata eleganza che piace a me. Ai piedi un paio di Dr. Martens  nere classiche, slacciate. Lui va sul nero, io sui colori.

Si sta impazzendo per scardinare lo slot. Ci mette tutto l’impegno dopo aver pontificato “è una cazzata togliere una sim.” Si rende conto che non è proprio così facile ma non può sfigurare dopo che gli ho detto “non ti passa il vizio di pontificare eh, ti sei delegittimato abbastanza con le tue previsioni sul virus.” L’8 marzo erano rimasti in 4, sul fronte occidentale, a esser sicuri che il virus fosse una bolla gonfiata : Johnson, Trump, lui e mio fratello. Ma tranquilli, ora ci pensano quelli con i gilet arancioni a rinfoltire il gruppo.

Il problema con il vecchio Huawei che tiene in mano è che è precipitato nella tazza del cesso a testa in giù. Annegando. Dopo una notte sotto riso non ha voluto saperne di riaccendersi. È un peccato che un oggetto ancora funzionante, costato materiale e lavoro, sia stato ucciso da un incidente prima di una morte naturale. Ma non posso fare a meno di provare, mentre lui armeggia con l’ago, un certo compiacimento per l’ingloriosa fine del Huawei. È caduto come uno stronzo nel posto che gli spettava.
E come una stronzetta torno con la mente a pipistrelleschi traffici, tra mercati bagnati, buie caverne e laboratori dalla dubbia sicurezza. Torno alla sospetta e nebulosa origine del Tutto.
Da qualsiasi lato, angolo, prospettiva la guardi, primitiva, rinascimentale, cubista, con qualsiasi argomentazione tenti di sviscerare la Situazione, essa mi appare come una immensa torta a base di frolla aromatizzata all’incubo con panna montata alla catastrofe sopra.

Devo assolutamente uscire dal circuito di codesti pensieri. Non ho mai imparato a fare gli anelli col fumo di sigaretta. Peccato, adesso mi sarebbero tornati utili come graziosa distrazione. Quasi quasi mi pento di non essermi dedicata io all’ignobile compito dell’estrazione della scheda.
Dopo 5 minuti di manovre, lui è riuscito a aprire il primo slot, vuoto. Inizia a darsi da fare con il secondo. L’orgoglio è cosa buona e giusta.

Mi riduco a gironzolare per Facebook. I post variegati al virus stanno diminuendo. Un post di Flesh & Blog, mi aiuta a uscire dalla spirale virale.

Ecco trovata la via di fuga. La favola delle favole da femmine.

“Ti ricordi quando ho perso il sandalo bianco, nei campi intorno Trevi..che mese era?” dico

“Giugno” dice.

Strano, mi sembrava fosse agosto, il primo agosto del nostro stare insieme. Era caldissimo. Notte fonda. Lo conducevo alla scoperta delle campagne umbre “non ti preoccupare, ti guido io, conosco queste terre come le mie tasche” dicevo mentre lui era al volante. Sbruffoncellavo, perché anche se non tecnicamente, spiritualmente ero ancora alla fase della conquista. Ad un certo punto, quando ormai non avevo la più pallida idea di dove fossimo, ci ritrovammo nel mezzo di un enorme campo coltivato, e davanti a noi, come un’allucinazione, apparve un uomo che innaffiava. Mi venne in mente lo strano omino in bicicletta che supera John Trent e Linda Styles mentre si dirigono in auto verso Hobb’s End, nel film Il seme della follia. E pensai “questo ci fa il culo a strisce.”

da Il seme della follia (In the Mouth of Madness) 1994, John Carpenter


Invece, tutto gentile, senza che noi si avesse proferito parola, ci indica la strada per proseguire avanti, e trovare un posto adeguato dove fermarsi.
Al momento di andarcene dalle campagne, non riuscimmo a trovare uno dei miei mule con tacco kitten.

Il giorno dopo, domenica, mi risvegliai a mezzogiorno. C’erano quaranta gradi densi e immobili. Lo chiamai. “Sono al campo di ieri, volevo cercare la scarpa ma non si trova proprio.”
In giro con quel caldo da vomitare! che pazzo impagabile!
Non dandosi per vinto, insistendo nella ricerca, scoprì più tardi che la scarpa era andata ad infilarsi in un’intercapedine stretta stretta, sotto al porta oggetti dell’auto. Era anche lui nella fase della conquista spirituale.

L’altro slot intanto si è aperto e la sim scivola fuori.
“Oh Sà?” dice
“Facciamo una passeggiata in bicicletta prima che questa pazzesca luce fuori scompaia” dico.

Pantaloni: kappa.com; canottiera vogatore: intimissimi.com; collana cuore apribili: aliexpress.com; occhiali da sole: Le Specs, luisaviaroma.com; sandali: puralopez.com; maschera trasparente: imask-official.com, eterna, ecologica, ergonomica, inquietante al punto giusto

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