Fenomenale

Ce ne stavamo sdraiati, satolli, sulla terrazza che fu battezzata Le Bateau Ivre. Terrazza la cui prua era protesa tra la campagna e la notte stellata, quando, alzatesi improvvise e alquanto minacciose folate di vento, uno tra gli sdraiati ha detto: “c’è un’atmosfera che sembra quella del film Phenomena.”

Phenomena! mi sono riproposta di vederlo tutto durante una notte buia e tempestosa, come una specie di terapia catartica a base di terrore.

Nel frattempo, ripassando qualche scena qua e là, e questo forse è un mezzo spoiler, ad un certo punto ho pensato che, qualcuno, nel film intendo, di questi tempi avrebbe qualche problema in meno, potendo andare tranquillamente a spasso con mascherina e occhiali senza attirare sguardi raccapricciati e atti di bullismo, a meno che non gli capitasse la sfiga di imbattersi in qualche nazi no mask.

Ma. Nemmeno orrore e putrefazione potranno mai annichilire l’assoluta bellezza degli abiti disegnati per Phenomena, nel 1985, da Giorgio Armani. (Normalmente “assoluta bellezza” lo considererei un ossimoro, ma con Lui, Così È. Se vi pare e pure se non vi pare.)
La camicia bianca, ampia, sul maschile, di fräulein Corvino, la Speciale, l’Eroina, e le camicette delle altre allieve, le gonne, il cappello nero stile basco, il completo con la cravatta, tutto bianco, la felpa che scende sulla spalla e quel logo grande sulla schiena, l’aquila, quasi le ali di un angelo. L’Oltre Collegio, l’Oltre Preppy.


Qualche giorno dopo, dovendo vestirmi per una cena, decido di buttarmi sul pochissimo Armani che posseggo. La facile scelta è caduta su una camicetta, ereditata, di cotone nero, casual, sì, ma con rouches non invasive che girano internamente attorno al colletto per poi scendere a ricongiungersi al centro. La fase dell’ abbottonatura, tra increspature e asole e bottoni minuscoli, assomiglia a una caccia al tesoro. Ah che gran disio m’era preso di linee un po’ barocche, allo scemar di un’estate assai rilassata, tutta in T-shirts+jeans, canottiera+jeans, polo+jeans. Quando non erano pantaloni da tuta grigi, paurosamente smidollati, benché ancora interessanti.

La cena: termo scanner, maschere, distanziamenti, nome, cognome, numero di telefono, elenco di tutte le malefatte e firma in calce con il sangue. Impiastro di virus.

La cena: pajata dall’antipasto al secondo. TOO MUCH. Ogni tanto l’equilibrio ci vuole nella vita. Ma le rouches che facevano gemellaggio con le spirali degli spiedini. Gut Chic.

Vestito con rousches e veletta perle : Tia Adeola; reggiseno e slip: marieyat.com; scarpe: Armani; mascara, eye liner e rossetto: Dior

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